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di Tonino Perrera

Era stato proclamato il Regno d’Italia da poco più di un anno quando, il 16 aprile 1862, fu promulgato un Regio Decreto con il quale alcune “Piazze e Fortificazioni” perdettero tale loro qualifica. Il decreto (fig.1) contiene l’elenco di tali località, fra le quali figura anche Trapani, che fin dagli inizi del ‘700 era “Piazza d’Armi”.

La conseguenza pratica della perdita di tale qualifica consistette nel fatto che non fu più obbligatorio mantenere le varie fortificazioni che cingevano le città, anzi venne concesso il permesso di abbatterle, allorquando se ne fosse riscontrata l’utilità.

La città di Trapani, che era stata dichiarata “Piazza d’armi” dal re Filippo V nel 1707, fu lieta della decisione, tant’è che nella delibera comunale del 30 luglio 1865 si legge che il decreto viene accolto “con vera gratitudine, perché assicurerà alla nostra città quella serie di abbellimenti e di slargamenti che sono da tempo un ardente desiderio di tutti e sono, nella massima parte, impossibili a conseguire, in sino a tanto che abbiano a restare in piedi questi vecchi, cadenti fortilizi, che ci rinserrano da un capo all’altro, come nell’angustia di una prigione”. E così, tutto il lato fortificato rivolto ad est fu quasi interamente abbattuto per consentire l’espansione della città verso l’unica area possibile, cioè verso oriente.  Nella fig.2 si vede come era la città alla fine del ‘500, le fortificazioni che cingevano l’intero perimetro ed il canale che metteva in comunicazione i due mari, il Tirreno e il Mediterraneo. La proprietà del terreno ricavato dall’abbattimento delle mura e dei bastioni passava allo Stato, in forza del suddetto decreto. Negli anni successivi, le strutture non adibite ad uso militare, dopo lunghe trattative, passarono dallo Stato al Comune. Divennero così proprietà del Municipio i bastioni e quasi tutta la cinta muraria, eccetto il Forte della Colombaia, l’antica Batteria dell’Ospedale, la Caserma S.Anna, il Bastione “Impossibile” e il Castello di Terra. (cfr. Rosaria Del Bono – Alessandra Nobili “Il divenire della città”, cap. IX pag.129, Coppola editore, preziosa fonte per le notizie qui riportate).

Il Sindaco Giovan Battista Fardella, durante il suo mandato (dal 1865 al 1869), vide nascere un piano di ampliamento della città su un progetto dell’Ing. Giuseppe Adragna Vairo, ma la realizzazione del piano iniziò nel 1869 quando l’Ing. Talotti fu nominato Direttore dell’Ufficio Tecnico Comunale. Fu allora che nacquero la Villa Margherita (fortemente voluta dal Sindaco Fardella), la Piazza Vittorio Emanuele, la via Fardella e tutto l’agglomerato urbano che gravitava attorno a questi “polmoni”.

Tra le modifiche introdotte con il decreto, come conseguenza della perdita della qualifica di “Piazza d’Armi”, vi fu anche il trasferimento della “Guarnigione” che era di stanza a Trapani, e che aveva avuto il compito di difendere la città dalle incursioni dei corsari barbareschi e da altri nemici.  La presenza massiccia di soldati era necessaria perché il Governatore Militare di Trapani aveva il compito di difendere anche le isole Egadi, Monte San Giuliano e tutta la costa fino a Licata.

Le foto – inedite – che mostriamo (fig.3 – 6), e che risalgono ai primissimi del ‘900, testimoniano la cerimonia del trasferimento della Guarnigione.

 

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