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di Pino Alcamo

Il Parlamento italiano, dopo l’approvazione della Camera dei Deputati, ha approvato, il 27 settembre 2017, il “Nuovo codice antimafia”.- La legge riforma radicalmente l’intero apparato delle “misure di prevenzione” contro la mafia.- Il nuovo codice prevede “l’estensione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali”, oltre a chi è indiziato di avere aiutato latitanti mafiosi, anche a chi è accusato di “terrorismo, stalking, di associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di delitti gravi contro la pubblica amministrazione”, tra i quali rientrano il peculato, la corruzione, anche in atti giudiziari, la concussione.- Prevede, anche, “l’estensione del sequestro di partecipazioni sociali totalitarie” a tutti i beni aziendali.-

La competenza a provvedere materialmente al sequestro compete alla Polizia Giudiziaria.-

Il nuovo codice “rafforza la confisca”, che diviene obbligatoria per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio.- La confisca trova applicazione anche nelle ipotesi di “amnistia, prescrizione, morte”del soggetto che l’ha subita.-

Non sarà possibile giustificare “il possesso di beni come acquisiti con denaro proveniente da evasione fiscale”.-

E’ prevista anche una “maggiore trasparenza negli incarichi relativi ai beni sequestrati o confiscati”.-

Il magistrato, che si occupa del processo, non potrà attribuire “l’incarico di amministratore giudiziario” delle imprese, sequestrate o confiscate, al proprio coniuge, o a parenti e affini.-

L’amministratore giudiziario, dopo tre mesi dalla nomina dovrà presentare una “relazione sulla attività della azienda”.- In difetto di prospettiva, l’azienda sarà liquidata o chiusa.- Se meritevole, invece, otterrà un sostegno economico.-

Il capogruppo del PD (partito democratico) in Commissione Giustizia ha presentato un “ordine del giorno”, che “impegna il governo, in sede di prima applicazione del codice antimafia, a mettere in campo tutti gli strumenti  che riterrà opportuni ed efficaci al fine di monitorare e verificare le prassi della legge”.- In particolare, a monitorare la previsione della possibile applicazione delle misure di prevenzione anche ai reati di corruzione, a patto che sia contestato anche il reato associativo.-

II

Nel dettaglio, il nuovo codice antimafia, inoltre, prevede:

1- Estensione delle misure di prevenzione: viene ampliata la cerchia dei possibili destinatari delle misure di prevenzione, sia personali che patrimoniali, già previste per l’indiziato di avere aiutato latitanti di associazione a delinquere di stampo mafioso.- Vengono compresi anche gli indiziati di terrorismo, di stalking, di associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di reati gravi contro la pubblica amministrazione, quali peculato, corruzione anche in atti giudiziari, concussione;

2- Sequestro e confisca più efficaci: l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali viene resa “più veloce e tempestiva, con la previsione di una trattazione prioritaria”. Nel tribunale del capoluogo sede di Corte di Appello vengono istituite sezioni o collegi specializzati per trattare in via esclusiva i procedimenti di sequestro e confisca. Si attua una “confisca allargata” quando viene accertato che il patrimonio dell’autore del reato è sproporzionato rispetto al reddito e il condannato non è in grado di giustificare la provenienza dei beni.- Se non viene applicata la confisca, possono essere attuati “l’amministrazione giudiziaria” e “il controllo giudiziario”.- Si attua la “confisca allargata obbligatoria” per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio, applicabile anche nelle ipotesi di amnistia, prescrizione, morte di chi l’ha subita;

3-      Controllo giudiziario: viene introdotto il “controllo giudiziario” della azienda nella ipotesi di pericolo concreto di “infiltrazioni mafiose”; il controllo è previsto per un periodo da 1 a 3 anni e può essere richiesto anche dalla impresa volontariamente;

4- Maggiore trasparenza nella assegnazione degli incarichi: maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari, con garanzia di competenze idonee e di rotazione degli incarichi; l’incarico non potrà essere affidato a parenti, conviventi e commensali abituali del magistrato, che lo conferisce;

5- Sostegno aziende sequestrate: viene istituito un fondo annuo di 10 milioni per favorire la ripresa delle aziende sequestrate, aiutare la prosecuzione della attività e per la salvaguardia dei posti di lavoro; dopo un anno di collaborazione, l’imprenditore del settore maturerà un diritto di prelazione in caso di vendita o affitto della azienda:

6- Riorganizzazione della Agenzia nazionale dei beni confiscati: viene riorganizzata l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, con la dotazione di 200 soggetti, che rimane sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno, con sede in Roma.-

III

Il nuovo codice viene contestato aspramente perché, si sostiene, dà alla Procura della Repubblica il potere di sequestrare i beni di una azienda anche in presenza di “banali sospetti”.-

Nell’ambiente della avvocatura si preannunciano “Ricorsi alla Corte Costituzionale”.- Nel corso di un processo, in cui siano applicate le nuove regole in materia di sequestro e di confisca dei beni per chi è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, basterà chiedere l’intervento del tribunale, che, sarà chiamato a valutare la richiesta di rimessione del caso alla Corte Costituzionale (“Libero”, p. 3 del 1° ottobre 2017; avv. Beniamino Migliucci Presidente Unione delle Camere Penali).-

Migliucci ricorda che si tratta di una legge che “aggira il principio del giusto processo” e precisa che ha cercato di bloccare in tutti i modi “questa misura discrezionale e arbitraria”.-

Cantone, presidente dell’Anac (magistrato incaricato dei fatti di corruzione), pur giudicando con favore l’impianto complessivo della riforma, non ha gradito l’introduzione di “ulteriori misure di prevenzione che vengono applicate al di fuori del meccanismo di colpevolezza” (“Libero”, ibidem).-

Critici del nuovo codice sono molti eminenti giuristi.-

Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, ha dichiarato: “Trovo assolutamente ingiustificato il presupposto concettuale dell’equiparazione tra criminalità organizzata e corruzione, che sono due cose completamente diverse. Stiamo imboccando la strada del sospetto”.-

Cassese, già giudice costituzionale, ha affermato che:”l’incostituzionalità della norma è palese. Si può essere sicuri che sarà giudicata negativamente dai giudici europei e dalla Corte Costituzionale”.-

Valerio Onida, altro presidente emerito della Consulta, ha sostenuto che:”L’applicazione di una pena anticipata senza prove è la negazione della certezza del diritto”.-

Violante, ex presidente della Camera dei Deputati, ha ribadito che: “L’estensione dei sequestri preventivi agli indagati per reati contro la pubblica amministrazione è frutto di una illusione repressiva”.-

Infine Annibale Marini, già presidente della Consulta, ha dichiarato che:”Questo codice è palesemente una violazione del principio di legalità e in quanto tale incostituzionale” (“Libero”, p. 3 del 1° ottobre 2017).-

Sul piano politico, per Forza Italia il provvedimento “E’ un abominio. Basteranno il sospetto e una indagine per sequestrare il patrimonio” (“Libero”, p. 3 del 28-9-2017).-

Il settimanale “Panorama” parla di “Bestemmia del codice antimafia”.- “L’industria italiana non merita una legge che può amputare una azienda senza alcuna sentenza di colpevolezza, ma sulla base di un semplice sospetto” (“Panorama”, pp. 3-9 del 5 ottobre 2017).-

IV

Dissente il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, la quale sostiene che: “Il nuovo codice antimafia è un regalo al Paese. Sbaglia chi critica la legge perché non c’è nulla da correggere. Ho parlato con i parlamentari olandesi, perorando la causa della confisca dei beni ai mafiosi anche in Olanda. La misura che perfezioniamo con la riforma approvata è unica in Europa, perché i beni confiscati ai mafiosi sono utilizzati ai fini di sviluppo sociale ed economico” (“ la Repubblica”, p. 2 del 28-9-2017).-

Per Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, il nuovo codice è un colpo agli interessi dei clan mafiosi.- Esso accoglie il c.d. “Protocollo Antoci”, già operativo in Sicilia dal 18 marzo 2015.- Secondo tale documento, le aziende che vogliono affittare i terreni del Parco devono obbligatoriamente fornire il certificato antimafia ottenuto dalla Prefettura , non potendo più autocertificarsi neanche per bandi inferiori a 150 mila euro. Ha determinato pertanto un danno economico alle famiglie mafiose siciliane senza precedenti (“Giornale di Sicilia”, p. 4 del 29-9-2017).-

Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Cisl, Legambiente, Libera, Sos Impresa hanno apprezzato e gioito per l’approvazione del nuovo codice antimafia.-

Per il Guardasigilli Orlando, la riforma “E’ una svolta” (“Libero”, p. 3 del 28-9-2017).-

Indubbiamente, l’applicazione pratica prossima del provvedimento chiarirà le idee.-

 

 

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