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NONNA PEPPINA 95 ANNI SFRATTA DALLO STATO

 

 

L’Italia intera si è commossa e indignata per il triste destino di quella che ormai è divenuta la” nonna nazionale”.

La storia è nota: un terremoto danneggia gravemente l’abitazione di Giuseppa Fattori a Fiastra (MC), un’anziana donna di ben 95 anni. Il comune dichiara l’immobile inagibile e intima alla vecchietta di abbandonare la sua dimora.

Il nipote, per evitare un trauma alla anziana donna e farle finire gli ultimi giorni o anni di vita in un habitat familiare, decide di costruire una piccola casetta in legno nel proprio giardino, in un terreno di proprietà ed edificabile.

Ma, questa volta, è la Soprintendenza a chiedere l’abbattimento della piccola abitazione(per salvaguardare il paesaggio dall’assemblaggio di quei legni), e il giudice di turno decreta lo sfratto immediato e l’allontanamento coatto della vecchia, con l’intervento della Polizia (in tuta da sommossa?) e l’apposizione dei sigilli come atto propedeutico alla demolizione.

Nulla ha potuto un ricorso che aveva l’unico scopo di prendere tempo e dilazionare la demolizione in considerazione dell’età avanzata della “nonna”.

Il giudice, cioè lo Stato (ma lo Stato siamo ancora anche noi?), non ha sentito ragioni. L’allontanamento e la demolizione debbono essere immediati.

La centenaria nonna capisce che dovrà andarsene anche da questa casa, dopo la prima terremotata, e con grande dignità si allontana senza un solo lamento. D’altronde, cosa può fare una vecchietta inerme contro l’applicazione impietosa della legge?

Sale su una autovettura e si allontana, senza mai voltarsi, nascondendo accuratamente le lacrime.

Un bravo va rivolto allo Stato e per esso al giudice implacabile. La legge è legge e va applicata.

Non è prevista nessuna deroga e questo lo capiamo anche noi. Ma cosa sarebbe successo se, in considerazione della avanzatissima età, si fossero attesi due o cinque anni (o magari qualche mese o giorni della vita della nonna) prima di ordinarne l’allontanamento?

Sarebbe successo che, nel frattempo, la nonna avrebbe potuto morire in pace nella sua ultima accomodata dimora, vicino ai valori della sua esistenza.

Ci chiediamo: quanto può ancora vivere questa donna di 95 (novantacinque) anni? Anche se alla nonna Peppina auguriamo ancora lunga vita con il dubbio che adesso, con questa triste e inumana vicenda, si sia accelerata la fine della sua esistenza.

Tutti ci siamo commossi per questa storia e tutti, diciamo tutti, ci dichiariamo inumani ma molto civili (ma possono coesistere le due cose?).

Poco conta, se poi in Italia non si abbattono le costruzioni non perfettamente in regola, poco conta se si sono registrate migliaia e migliaia di sanatorie per seconde case. La legge è legge. Ma non per tutti è uguale.

Perdonaci, nonna Peppina ,se non abbiamo avuto il coraggio e il buon senso di aspettare ancora qualche anno, anche con qualche cavillo giuridico pretestuoso.

Ancora una volta, però, (se lo Stato siamo noi) abbiamo dimostrato di essere deboli con i forti e forti con i deboli.

Questa, evidentemente, è la nostra legge e noi tutti ne siamo responsabili.

Auguri nonna Peppina e perdonaci ancora, se puoi.

Intanto, tra le centinaia e forse migliaia di pubblicazioni sull’argomento, ve ne vogliamo proporre solo uno.

Un piccolo articolo tratto dal sito internet, che probabilmente fa seguito all’articolo di Renato Farina su Libero dell’8 ottobre scorso, e che riprende il concetto di orco, sviscerato dal giornalista.

Lo riportiamo nel testo integrale.

Nonna Giuseppina, gli orchi siamo noi, perdonaci

Pubblicato il 9 ottobre 2017

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Nonna Giuseppina,
gli orchi siamo noi che viviamo nell’indifferenza in un mondo che per molti è fatto di speranza.
Noi che non abbiamo un attimo di pazienza per aiutare a chi vive nell’indigenza e nella sofferenza.
Noi che nella vita facciamo dell’arroganza la qualità più dotta ed invece viviamo nell’ignoranza che è figlia dell’unica sapienza della nostra esistenza.
Nonna Giuseppina, gli orchi siamo noi, perdonaci.

 

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