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Egr. Direttore,

sono un assiduo lettore de “La Risacca” ed in particolare degli artt. del dott. Alcamo, oltre a tutti gli altri.

I vostri sono articoli giusti e puntuali che emanano profumo di saggezza.

Desidero qui riprendere, in linea di massima, l’articolo del dott. Alcamo apparso nella edizione di settembre u.s. dove si parla del  comportamento degli automobilisti trapanesi perché in esso emerge, in maniera preponderante, il suo costante impegno nel cercare di inculcare sani principi di educazione civica e comportamentale in tutti i sensi. Pur tuttavia, ad abundantiam, mi permetta alcune  sommesse ulteriori osservazioni, questa volta, a proposito degli autovelox.

Detti apparecchi diabolici, che tra l’altro come qualcuno sostiene, non sempre sono sottoposti ad un accurato controllo periodico per una corretta taratura, a mio avviso andrebbero installati principalmente in città e nelle frazioni in secondo luogo.

L’andatura a 60 km orari in città, infatti, è da incoscienti per non dire altro, mentre non lo è per niente nelle frazioni, specie nelle ore non di punta dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00 quando tutte le attività sono chiuse o poco frequentate.

Da sempre, invece, si è verificato che gli autovelox sono installati quasi esclusivamente nelle frazioni, nei predetti orari ed in posizioni strategiche; evidentemente per fare cassa e non per cercare di educare il cittadino automobilista.

In questi orari la strada è deserta e il guidatore, anche il più prudente, se alla guida di una carriola come la mia, senza che se ne accorge , supera facilmente di poco i limiti di 50 km orari e qui l’autovelox, inesorabilmente, scatta continuamente le contravvenzioni una dietro l’altra, mentre i vigili se ne stanno comodamente in macchina a conversare.

Gli autovelox, purtroppo, come le famose macchinette mangiasoldi che tante persone hanno rovinato, insieme con le loro rispettive famiglie, non hanno cervello e quindi con essi non si può discutere; dovrebbero essere le istituzioni e coloro che hanno l’onore e l’onere di gestirli che dovrebbero avere la sensibilità di adoperarsi per cercare di porre rimedio alle diverse anomalie.

È la solita storia: sono le istituzioni e la legge che devono servire al cittadino o è il cittadino che deve servire alla legge ed alle istituzioni, magari per essere usato come bancomat?

Ricordo che un vecchio magistrato di cui non rammento il nome, a proposito di una discussione del genere dal barbiere ebbe a profferire grosso modo queste testuali parole: “ Quando la legge non c’è o è lacunosa, è il buonsenso che deve soccorrervi”. Ma il buonsenso dov’era, andava ripetendo il buon fra Cristoforo allontanandosi a gambe elevate dal castello del conte zio dove si era recato per perorare la causa di Renzo e Lucia? Egli, infatti, si ritrovò al cospetto degli sgherri di Don Rodrigo radunati sull’uscio i quali, insieme a tanti altri signorotti del luogo, compreso il conte zio, disquisivano e imprecavano contro i villici che non volevano pagare le gabelle e cercavano di frapporre loro ostacoli all’esercizio “ dello ius primae noctis”.

Il buon senso c’era, aggiunse il Manzoni, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune.

Anche oggi, aggiunge il sottoscritto, il buon senso c’è, ma se ne sta nascosto non per paura ma perché schifato da questo senso comune.

La ringrazio per l’ospitalità e spero mi vorrà perdonare per la mia scarsa pratica giornalistica.

Gaspare Giliberto.

 

P.S.

Leggevo tempo fa, non ricordo su quale giornale, che a seguito di proteste dei cittadini l’ANAS di concerto con le amministrazioni locali ha revisionato tutta la cartellonistica sulle statali 194 e 514 Ragusa – Catania innalzando il limite di velocità a 70 km orari per la prima e 90 per la seconda.

Egr. Direttore,

sono un assiduo lettore de “La Risacca” ed in particolare degli artt. del dott. Alcamo, oltre a tutti gli altri.

I vostri sono articoli giusti e puntuali che emanano profumo di saggezza.

Desidero qui riprendere, in linea di massima, l’articolo del dott. Alcamo apparso nella edizione di settembre u.s. dove si parla del  comportamento degli automobilisti trapanesi perché in esso emerge, in maniera preponderante, il suo costante impegno nel cercare di inculcare sani principi di educazione civica e comportamentale in tutti i sensi. Pur tuttavia, ad abundantiam, mi permetta alcune  sommesse ulteriori osservazioni, questa volta, a proposito degli autovelox.

Detti apparecchi diabolici, che tra l’altro come qualcuno sostiene, non sempre sono sottoposti ad un accurato controllo periodico per una corretta taratura, a mio avviso andrebbero installati principalmente in città e nelle frazioni in secondo luogo.

L’andatura a 60 km orari in città, infatti, è da incoscienti per non dire altro, mentre non lo è per niente nelle frazioni, specie nelle ore non di punta dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00 quando tutte le attività sono chiuse o poco frequentate.

Da sempre, invece, si è verificato che gli autovelox sono installati quasi esclusivamente nelle frazioni, nei predetti orari ed in posizioni strategiche; evidentemente per fare cassa e non per cercare di educare il cittadino automobilista.

In questi orari la strada è deserta e il guidatore, anche il più prudente, se alla guida di una carriola come la mia, senza che se ne accorge , supera facilmente di poco i limiti di 50 km orari e qui l’autovelox, inesorabilmente, scatta continuamente le contravvenzioni una dietro l’altra, mentre i vigili se ne stanno comodamente in macchina a conversare.

Gli autovelox, purtroppo, come le famose macchinette mangiasoldi che tante persone hanno rovinato, insieme con le loro rispettive famiglie, non hanno cervello e quindi con essi non si può discutere; dovrebbero essere le istituzioni e coloro che hanno l’onore e l’onere di gestirli che dovrebbero avere la sensibilità di adoperarsi per cercare di porre rimedio alle diverse anomalie.

È la solita storia: sono le istituzioni e la legge che devono servire al cittadino o è il cittadino che deve servire alla legge ed alle istituzioni, magari per essere usato come bancomat?

Ricordo che un vecchio magistrato di cui non rammento il nome, a proposito di una discussione del genere dal barbiere ebbe a profferire grosso modo queste testuali parole: “ Quando la legge non c’è o è lacunosa, è il buonsenso che deve soccorrervi”. Ma il buonsenso dov’era, andava ripetendo il buon fra Cristoforo allontanandosi a gambe elevate dal castello del conte zio dove si era recato per perorare la causa di Renzo e Lucia? Egli, infatti, si ritrovò al cospetto degli sgherri di Don Rodrigo radunati sull’uscio i quali, insieme a tanti altri signorotti del luogo, compreso il conte zio, disquisivano e imprecavano contro i villici che non volevano pagare le gabelle e cercavano di frapporre loro ostacoli all’esercizio “ dello ius primae noctis”.

Il buon senso c’era, aggiunse il Manzoni, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune.

Anche oggi, aggiunge il sottoscritto, il buon senso c’è, ma se ne sta nascosto non per paura ma perché schifato da questo senso comune.

La ringrazio per l’ospitalità e spero mi vorrà perdonare per la mia scarsa pratica giornalistica.

Gaspare Giliberto.

 

P.S.

Leggevo tempo fa, non ricordo su quale giornale, che a seguito di proteste dei cittadini l’ANAS di concerto con le amministrazioni locali ha revisionato tutta la cartellonistica sulle statali 194 e 514 Ragusa – Catania innalzando il limite di velocità a 70 km orari per la prima e 90 per la seconda.

 

Caro lettore, le sue considerazioni sono di buon senso, ma come lei stesso osserva, il buon senso, spesso, non alberga nelle nostre istituzioni.

Forse bisognerebbe rivedere non solo le velocità su determinate strade, ma anche la taratura degli autovelox e quella dei tachimetri delle auto. Infatti, spesso, la velocità segnata sulla propria auto è diversa da quella che viene accertata dagli autovelox. Chi sbaglia? Sicuramente uno dei due. Nell’incertezza, prevale sempre quello delle autorità e il suddito deve soccombere.

 

 

 

 

 

 

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