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Il Nuovo Secolo – Viaggiatori stranieri percorrono

le strade di Trapani

di Alberto Barbata

(parte 1)

 

Gli inizi del nuovo secolo porteranno una crescita generale del turismo in Sicilia e quindi anche Trapani sarà menzionata in tutte le Guide del tempo; per la maggiore saranno le guide tedesche, le Baedeker, che citeranno Trapani. Guide minuziose e perfette, sorrette da mappe topografiche acquerellate che riporteranno le strade della città che dopo l’Unità italiana si era aperta alla campagna, con il veneziano Talotti che dirigerà l’ufficio tecnico del Comune. Ma anche le Guide Treves e le guide del Touring Club saranno ricche di citazioni soprattutto per le zone archeologiche.

La Guida “En Sicile” (guide du savant e du touriste)  del professor Louis Olivier, pubblicata a Parigi da Ernest Flammarion nel 1909,  sarà la più ricca di interi capitoli  sulla Sicilia Occidentale con particolare riferimento al fenomeno della Mafia e dell’economia. La “Notice sur Trapani”,  scritta da Monsieur Octave Join – Lambert riporta notizie sulle saline e foto del celebre Alinari. Spesso i reportages dei viaggiatori  non sono sempre lusinghieri su Trapani, si soffermano alla ricerca affannosa di vestigia illustri, ma la mancanza di ricerche e ritrovamenti archeologici, escluso Erice, sarà sempre un handicap per la città, che è stata visitata dall’età dei lumi fino alla fine del secolo XIX da celebri studiosi come Luigi di Baviera che però spesso tagliano il percorso del Grand Tour ad Alcamo per visitare Segesta e poi proseguire per Castelvetrano Selinunte. Alcuni di essi, come il Baviera, visiteranno ad Erice il conte Hernandez di Carreca, celebre antiquario e profondo conoscitore del territorio, conservatore di una ricca collezione di numismatica che poi confluirà nella collezione Pepoli. Nel 1905 esce a Londra, per William Heinemann, la guida “Sicily” di Augustus J.C. Hare e St. Clair Baddeley ed infine un saggio sulla Sicilia nel periodo degli anni venti, “Things seen in Sicily” della giornalista inglese Isabel Emerson (alcune cose viste in Sicilia), pubblicato a London da Seeley, Service & C. Limited nel 1929, corredato da un interessante dovizia di fotografie e mappe. Chiude il ventennio la Guida della Sicilia dell’italianista inglese Francis Guercio, pubblicata nel 1938. Un’opera, dicevamo, quella di Isabella Emerson, fra il manuale turistico ed il diario di viaggio, anche se asettica e priva di grandi emozioni; tuttavia rimane un libro oltremodo interessante, corredato da una foto su Trapani memorabile, denominata “a courtyard scene in Trapani”, many families live in rooms overlooking this courtyard of an old palace, they enjoy gossiping from window to window and on the stairs.  Una scena da cortile a Trapani. Molte famiglie vivono in stanze che si affacciano su questo cortile di un palazzo antico, si dilettano nel fare pettegolezzi da finestra a finestra e sulle scale…) Isabella, a quanto sembra, arriva a Trapani in battello e la chiama città ventosa, ma ornata di graziosi edifici, ed al suo arrivo dal mare ha un’impressione della città <<of a white city tretching along the shore and crowned  by green-tiled cupoles>> (di una città bianca che si estende lungo la costa e coronata da cupole ricoperte di tegole verdi) ed infine dichiara che è una città per la quale sono possibili altri approcci.

Racconta la Emerson che <<Trapani,  situaed at the north-west extremity  of Sicily, might well be called the “City of the Four Winds”, for there the wind, damp and cold or hot and steamy according tho the season, never ceases blowing…>>. Tradotto:

<< Trapani, situata nell’estremità nord – occidentale della Sicilia, potrebbe ben essere chiamata “Città dei quattro venti” poiché lì il vento, umido e freddo o caldo intriso di umidità, secondo la stagione, non smette mai di soffiare. Un’occhiata alla mappa mostrerà la posizione esposta della città che si erge su una stretta penisola a forma di falce, da cui deriva il suo antico nome di Drepana, da drepanon  (falce). Le saline o lagune di sale, che formano l’industria principale di Trapani si estendono per chilometri lungo la costa pianeggiante, dove numerosi mulini a vento legati alla lavorazione del sale danno una momentanea illusione di essere in Olanda, finchè si profila il monte Eryx che con la sua vetta avvolta dalle nuvole, richiama il fatto che siamo in Sicilia, la terra del mito classico e della leggenda.>>

Ma come ricordavo all’inizio della trattazione sui viaggiatori, non sempre il giudizio o le opinioni sulla Trapani del primo novecento era stato lusinghiero, forse per la qualità non eccelsa degli scrittori. Un celebre scrittore, David Herbert Lawrence, autore di tante opere tra le quali “L’amante di Lady Chatterley”, nel gennaio del 1921 compì un viaggio  tra la Sardegna e la Sicilia che descrive con una grande capacità di osservazione. Nel libro “Mare e Sardegna”, tradotto magistralmente da Elio Vittorini, descrive la sua sosta nella nostra città.

Il primo scontro dello scrittore avviene con  i facchini del porto , “i portarrobba”, per le tariffe eccessive del traghettaggio e del trasporto dei bagagli.

Lawrence, che ebbe una adolescenza sofferta per essere vissuto in una zona mineraria dove il padre lavorava, visse una vita errabonda insieme alla moglie Frieda che lo assisterà fino alla fine nel 1930 in Provenza, minato dalla tisi.

Arrivati a Trapani, Lawrence rimane affascinato dalla montagna di Erice: <<Ma perché in nome di Dio mi si ferma il cuore guardando questo colle che sorge sul mare? E’ l’Etna dell’ occidente , ma non è un colle coronato da un villaggio. Deve avere avuto per gli uomini una magia ancora più forte dell’Etna. A guardia dell’Africa. Dell’Africa che  nei giorni sereni mostra le coste. Dell’Africa paventata. E il grande tempio in vedetta sulla cima, sacro al mondo, mistico al mondo nel mondo  che fu di Venere degli aborigeni, più antica della greca Afrodite.

Venere degli aborigeni, che dal suo tempio in vedetta guarda all’Africa, oltre le Egadi. La sorridente Astarte, il mistero del mondo. E’ uno dei centri del mondo, questo, più antico dell’antico! E la dea donna a guardia dell’Africa! Erycina ridens. Ride la dea donna in questo centro di un mondo antico perduto. Confesso che il cuore mi si fermava. Ma è dunque così potente il semplice fatto storico, che quando si apprende a frammenti dai libri può emozionare a tal punto? O è la parola stessa a suscitare un’eco nel sangue oscuro ? Cosi mi pare. Mi pare che dalle oscure profondità del mio sangue venga una terribile eco al nome del monte Erice, qualcosa di inspiegabile. Il nome di Atene non mi dà quasi emozione. Al nome di Erice, la mia oscurità freme. Erice che guarda ad occidente al tramonto dell’Africa. Ericina ridens.

Questo il fascino ammaliante del monte Erice, che Lawrence chiama colle, abituato com’è ad altre montagne molto più alte nei luoghi a lui conosciuti.

Ma presto la visita alla città lo condurrà ad altre considerazioni, molto più crtitiche e profonde. Lo scrittore, ammalato e sofferente, cerca il sole e racconta: “Ma entriamo nell’insenatura del porto, oltre l’antico castello del capo, oltre il piccolo faro, poi nell’imboccatura , dolcemente scivolando sull’acqua ora tranquilla.

E com’è piacevole il pieno sole meridiano che inonda il porto rotondo, profondamente addormentato, con le alte palme che sonnecchiano sulla riva e l’acqua in un sonno profondo. Ha l’aria di un piccolo porto accogliente, con i grandi edifici di colori caldi nel sole dietro lo scuro viale alberato della marina. La stessa silenziosa solennità addormentata, eternamente riscaldata dal sole. In mezzo a questa pace giriamo adagio sull’acqua lucente e in pochi minuti siamo ancorati. Altre navi sono ancorate più a destra, tutte addormentate, pare, nel pieno sole del meriggio.

Oltre l’imboccatura del porto corrono il grande mare e il vento. Qui tutto è immobile, caldo e dimenticato.

(continua)

 



 

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