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UN CONVEGNO DI STUDI A TRAPANI

 

Di Vito Campo

Si è tenuto a Trapani, presso lo “Specus Corallii” (sala Laurentina), un convegno di studi internazionale dedicato alla figura del celebre scrittore inglese Samuel Butler. L’evento, dal titolo “Samuel Butler’s Route: Geographies and Anthropologies into the Odyssey”, è stato organizzato dalla Biblioteca Fardelliana in collaborazione con Renato Lo Schiavo, docente dell’Istituto Fardella-Ximenes, e Diego Grammatico, project manager dell’iniziativa. I saluti istituzionali sono stati affidati al commissario straordinario del comune di Trapani, Francesco Messineo, al direttore della Biblioteca Fardelliana, Margherita Giacalone, al dirigente scolastico dell’IIS Fardella – Ximenes, e allo stesso Grammatico. Al convegno sono stati invitati quali relatori i professori Edith Hall (King’s College London), Cristiano Turbil (King’s College London) ed Elinor Shaffer (University of London). Un’iniziativa del genere, dalla forte impronta culturale, nasce proprio perché il legame tra Butler e Trapani ci fu, e fu intenso. A fine Ottocento lo scrittore inglese, sulla scorta di una disputa che riguardava i luoghi dell’Odissea già iniziata dagli stessi antichi Greci, propose la sua personale teoria, cioè che l’Odissea fosse stata scritta a Trapani da una poetessa siciliana, adombrata nella figura di Nausicaa. Per trovare conferme a questa sua teoria, nel corso degli ultimi anni della sua vita, fece più viaggi l’isola. I suoi studi e la sua presenza furono documentati dalle fotografie che scattò in tutta la Sicilia. Il manoscritto originale della sua opera, che fu al tempo dibattutissima, “The Authoress of the Odyssey” (L’autrice dell’Odissea) pubblicata nel 1897, è tuttora conservato nella Biblioteca Fardelliana. Il manoscritto fu donato da Henry Festing Jones, amico e collaboratore di Butler, che esaudì la volontà testamentaria dell’autore. In quest’opera Butler affronta il tema dell’origine dell’Odissea,  attribuito da sempre al poeta Omero, in modo del tutto audace e originale. Per l’autore inglese, dunque, l’immaginaria Itaca non sarebbe da cercare in una delle tantissime isole della Grecia, bensì a Marettimo, l’isola più lontana dell’arcipelago delle Egadi, quella più naturale, più selvatica, in definitiva la più bella. Sarebbe quindi Marettimo, il cui antico toponimo greco, citato da Polibio, era Hierà Nésos cioè “isola sacra”, la petrosa Itaca del poema omerico. Trapani, invece, sarebbe Scheria terra dei Feaci e di Re Alcino. Inoltre sarebbe stato il Mar Mediterraneo occidentale la vasta porzione di mare dove si sarebbero dipanate le travagliate vicende del ritorno a casa dell’eroe. Così l’ambientazione di uno dei testi fondamentali della cultura classica occidentale veniva, per così dire, collocata geograficamente in maniera diversa. I viaggi di Ulisse venivano spostati dal Mar Ionio e dal Mar Egeo molto più ad ovest, in quel tratto di mare tra la Sicilia e la Tunisia, corrispondente al Canale di Sicilia. Comunque, a prescindere da quanto la teoria di Butler possa trovare precisi e concreti riferimenti storici, la centralità della Sicilia nel poema omerico non può essere disconosciuta anche privilegiando l’interpretazione classica, ma è nella suggestiva ricostruzione del grande scrittore inglese che si può avere la parvenza di vivere su un territorio che ha un qualcosa di epico.

 

 

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