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Ho pianto tanto, nei circa venti anni trascorsi lontano dalla mia Trapani, e il mio unico desiderio era quello di tornare al più presto.

Oggi, dopo alcuni anni culminati con un’estate incredibilmente negativa, temo di rimpiangere quella lontananza.

Eppure questa è (o dovrebbe essere) una città CAPOLUOGO DI PROVINCIA, anche se è ridotta, a voler essere generosi, ad un nobile paesotto decaduto.

L’analisi fatta, nel suo articolo, dall’amico Pino Alcamo sulla incivile circolazione stradale è impietosa, ma riporta la fotografia della realtà.

Ma è solo questo il problema? Purtroppo no!

Proviamo a ricordare i principali disservizi di questa estate, scusandoci per omissioni e dimenticanze. Innanzitutto, ci sono state le strade chiuse per lunghi periodi a causa delle immancabili “rotture” della rete idrica; e le interruzioni a senso alterno, per laghetti e zampilli di acque reflue che ormai costellano il paesaggio trapanese; intanto, gli automobilisti erano costretti a estenuanti soste sotto il sole cocente di questa torrida estate, con code di due/tre chilometri senza vedere l’ombra di un vigile. Sempre in tema di acqua, quella ottimisticamente definita “potabile” è arrivata col contagocce, costringendo l’utenza al quotidiano ricorso ad autocisterne private. Sulle spiagge i divieti di balneazione si sprecavano. E non dimentichiamo i posteggiatori abusivi: non i poveri cristi di una volta, alla ricerca di

qualche monetina per sbarcare il lunario; ma una nuova leva arrogante, invadente, che impone “tariffe” e, in alcuni casi, danneggia le auto di chi non ha voluto pagare il “pizzo”; il tutto alla luce del sole (e della luna), senza che nessuno intervenga.

Ancore, che dire della passeggiata negata sulle mura di Tramontana e della spiaggia sotto le medesime mura abbandonata alla sporcizia e all’incuria e quindi restituita al pieno possesso dei ratti pronipoti di quelli degli anni 60/70?

E la bislacca soluzione del mercato ittico al minuto? E le chilometriche transenne attorno alle storiche Eritrine?

Queste, ad onor del vero, sono solo alcune delle pecche della Trapani odierna. Poi ci sono quelle di più antica data, ma parimenti irrisolte. Si pensi – per fare un solo esempio – che la condotta delle acque reflue sulla via Marausa è stata realizzata da meno di vent’anni. Ma questi tubi erano di cartapesta?

Colpa della politica locale? In parte sì, ammesso che a Trapani ci sia ancora una classe politica. Ma solamente in parte, perché una politica incompetente e inconcludente è oggi dominata da una burocrazia che, al contrario, sembra cosciente del suo potere e lo utilizza a pieno nel gran casino generale.

Forse, la principale responsabilità della politica locale è proprio nella incapacità di “comandare” alla burocrazia, restandone invece prigioniera.

Certo, sarebbe interessante se la magistratura, oltre ad interessarsi dei soliti uomini politici nell’occhio del ciclone, riuscisse a penetrare le cause profonde e reali che sono all’origine dei tanti mali della nostra città.

A.M.

 

 

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