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Chi ricorda ancora il vecchio mercato ittico al minuto della Pescheria, o meglio della “Chiazza”, sente dentro di se un vuoto e una sorta di cancellazione storica della memoria di questa dilaniata città capoluogo.

Erano i tempi in cui tutti i pescatori vendevano il loro pescato alla cittadinanza che affollava quotidianamente il mercato.

Erano i tempi in cui si vedevano anche poveri anziani che cercavano di realizzare qualche lira per sbarcare il lunario proponendo la vendita di fogli di giornali vecchi per incartare i pesci al grido di “Carta…Carta”.

Altri tempi e altre abitudini sicuramente oggi non più proponibili per l’igiene e per i nuovi sistemi di vendita.

Dopo lo smantellamento della storica “pescheria”, destinata a museo, si trovò un luogo in un fabbricato di via Cristoforo Colombo. Ma durò poco, per motivi igienico sanitari e soprattutto per la sopravvenuta indisponibilità dei locali che dovevano essere ampliati e ristrutturati, con una sovvenzione europea di circa 800.000 euro, per creare un mercato ittico all’ingrosso all’avanguardia in Europa e nel Mediterraneo.

Realizzazione che ancora attendiamo.

Intanto, il mercato al minuto trovò allocazione in un’area di proprietà della Cooperativa Sant’Alberto di circa 3.000 metri quadrati.

Anche qui, però, nonostante alcuni interventi del Comune per renderlo il più agibile possibile, la soluzione si è rivelata inadeguata, soprattutto per la mancanza di bagni pubblici per operatori e cittadini e per la costosa pulizia dei banconi, delle acque sporche derivanti dal commercio e per le spese generali.

Il Comune, con proprio decreto, ha deciso la chiusura della struttura.

Possibile riapertura, dopo ulteriori lavori, e dopo la dichiarata disponibilità degli operatori a pagare la somma di 250 euro annui per posto sul bancone cui va aggiunta una somma di circa 50.000 annui per la pulizia da ripartire tra i piccoli pescatori.

In questa ottica, è stato emanato un bando per l’assegnazione di 42 posteggi di cui 20 in bancone unico e 22 in bancone doppio.

Al primo bando hanno risposto solo 5 operatori, successivamente, dopo una proroga hanno aderito altri 4.

E qui è iniziato il braccio di ferro tra l’Amministrazione comunale e i pescatori che a malavoglia pagherebbero 250 euro annui per il posto, ma non si dichiarano disponibili a supportare le spese generali di pulizia.

“Non possiamo sobbarcarci un onere di oltre 1.500 euro annui perché i margini di guadagno sono minimi e legati alle giornate di bonazza che ci consentono di uscire con le imbarcazioni per pescare.”

Il comune ribadisce di non essere in grado di affrontare le spese da solo, mentre altri Enti interessati, secondo quanto asserito dal competente assessorato municipale, sono totalmente assenti o latitanti.

Così la soluzione trovata, di comun accordo, o disaccordo, è quella di usufruire delle strade dello Scalo di Alaggio. Ne, pare, abbia avuto maggiore fortuna, al momento, il dialogo con il commissario comunale.

Un passo indietro, dunque, di qualche secolo!

 

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