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Di Tonino Perrera

 

Siamo nel luglio 1713, grazie alla pace di Utrecht e alle pressioni inglesi, Vittorio Amedeo II di Savoia diventa Re di Sicilia e la governerà fino al 1720. Il 10 ottobre il Re con i suoi vascelli è ancorato davanti Palermo in attesa che i nobili siciliani si presentino a rendergli omaggio; il primo a salire a bordo è l’Arcivescovo, seguito dal viceré marchese di Balbases, dal principe di Scordia e dal principe di Butera. Il suo ingresso nella capitale è salutato da una folla acclamante e le feste d’insediamento si protraggono fino a fine anno. Finalmente nel 1714 Vittorio Amedeo riesce a convocare il Parlamento e a prendere contatti con quelle persone che lo dovevano collaborare nell’amministrazione del regno. Gli viene presentato un giovane diciassettenne, Giuseppe Osorio Alarcòn, trapanese. Osorio, educato dal cugino Saverio Fardella barone di S.Lorenzo (antica e celebre famiglia trapanese), poteva vantare discendenze nobili dalle famiglie Osorio e Clavica.

La famiglia Osorio proveniva dai marchesi di Astorga e dai duchi di Aquilara, conti di Trastamara e Villalobos di Granata, e si era stabilita a Trapani al seguito di qualche sovrano spagnolo. Nel 1644 ci fu un Giovanni Osorio Alarcòn che divenne Generale comandante delle galee di Sicilia e  un Diego Osorio Alarcòn che fu Governatore di Trapani, Sciacca e Marsala, nonché Castellano della Colombaia.

La famiglia Clavica ha origini ancora più antiche, risalendo fino al 1188, e vi figurano un Leone Clavica che a Genova giura la pace con i pisani, un Marino Clavica che la giura con i veneziani nel 1251, e infine anche un Doge, che fu Gran Maestro dell’Ordine gerosolimitano.

Il giovane Giuseppe Osorio ha dunque le carte in regola per essere incluso fra i paggi d’onore del re, inoltre conosce sette lingue: italiano, latino, greco, inglese, tedesco, spagnolo, e francese, ha studiato matematica e scienze, filosofia, storia, geografia, eloquenza.

Il Re ben presto si accorge delle grandi qualità di Osorio e della sua predisposizione alla politica estera e, quando nel settembre 1714 lascia il nuovo viceré, il valentissimo uomo di Stato conte Maffei, a reggere la Sicilia per rientrare in Piemonte, porta con sé, oltre al meglio dell’ingegno siciliano (l’architetto Filippo Juvara, i pittori Calandrucci e Martinez, il giurista Perlongo), anche l’amatissimo paggio Osorio che, alle sue tante  virtù, adesso assomma la prudenza e la capacità di valutazione in tutte le situazioni, anche le più delicate. Da quel momento inizia la straordinaria carriera diplomatica di Giuseppe Osorio,  Il Re decide di mandarlo a sue spese alla celebre Università di Leida, per migliorarsi nelle scienze politiche e nell’arte diplomatica. Al completamento degli studi, Osorio riceve il suo primo incarico quale assistente dell’ambasciatore in Olanda dove dimostra grande acume, lavorando per gli interessi espansionistici del Piemonte. In questa occasione il Re scrive al Principe ereditario: “Io spedisco Osorio all’Haja, per darvi un giorno un eccellente ministro”.

Al suo ritorno, Vittorio Amedeo lo premia mandandolo subito come Inviato straordinario in Inghilterra, e decorandolo dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.

A Londra Giorgio I ne apprezza ben presto le qualità e lo ammette a partecipare alle Assemblee dei Lords, onore mai concesso prima a nessun Ministro straniero.

Nel 1730 Vittorio Amedeo abdica in favore del figlio Carlo Emanuele III e il nuovo sovrano entra subito in sintonia con Osorio per analogia di vedute e di temperamento. La fiducia di Carlo Emanuele III viene ripagata da Osorio con il Trattato di Worms del 1743, nel quale dimostrerà all’Europa il suo genio politico. Con questo Trattato Carlo Emanuele III acquistava l’Alto Novarese, il Pavese fino al Ticino, Bobbio e il Ducato di Piacenza, nonché il Marchesato di Finale che Maria Teresa aveva concesso dietro

l’insistenza di Osorio che voleva dare al Re uno sbocco al mare.

Maria Teresa ripone tanta stima in Osorio, quale persona di grande equilibrio, che gli conferisce l’incarico di stabilire i confini fra lo Stato Subalpino e quello austriaco, compito che Osorio espleta magistralmente.

Dopo questi successi, Osorio acquista grande fama in tutta Europa, ma il suo carattere schivo gli fa rifuggire onori e mondanità.

Osorio è in fondo una persona semplice, che non dimentica la sua Trapani, dove le sue due sorelle sono Suore nel Convento della Badia Nuova, tiene informato il Senato della sua attività politica, mantiene contatti con parenti e amici, ricorda con nostalgia il cielo e il mare della sua città.

Trapani, dal canto suo, è fiera di avere un figlio stimato come il più abile diplomatico dell’epoca.

Nel 1749 gli viene affidato un altro incarico dal re Giorgio II : è una missione delicatissima, deve combinare il matrimonio fra il principe Vittorio Amedeo, figlio di Carlo Emanuele III, e l’Infanta Maria Antonia di Spagna, matrimonio che era di grande strategia politica. Anche questa volta Osorio porta a termine egregiamente il compito.

La sua capacità dialettica è tale che di lui si disse “ è meno da temere un’armata che un Congresso con Osorio”.

Dopo questo ennesimo successo, Carlo Emanuele III nomina Osorio Ministro degli Esteri e questa era la meta a cui aspirava l’illustre trapanese.

Dal 1750 egli mette in atto una serie di idee geniali, promuove il commercio marittimo a Nizza e Villafranca, rende esecutivi gli accordi di Aquisgrana, fa ritornare al Vaticano alcuni feudi sottratti prima, mette tutti d’accordo con una pacificazione generale.

Proseguì con grande zelo e abnegazione il suo compito fino al giugno 1763, quando morì per una grave malattia.

Il Re lo assistette come un figlio e per la sua morte osservò un lutto di tre giorni. I funerali furono fatti a Torino, dove tuttora le sue spoglie riposano.

 

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