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di Salvatore Costanza

E adesso? che succederà, dopo il “trionfo primario” di Renzi? A leggere giornali e TV, gl’Italiani starebbero tutti col fiato sospeso. Eppure non c’è risposta più scontata di questa. Non succederà nulla. Il “già visto” renziano farà qualche ulteriore passo in avanti verso Berlusconi, suo padre naturale per consanguineità di “poteri forti”. O si andrà presto alle elezioni per sbalzare Gentiloni; o comunque Renzi lo vorrà “rassicurare” per una fine indolore. La conquista della segreteria del PD è solo il predellino di lancio per il premierato di Governo. A Renzi, il PD, il  suo destino, non interessa, se pensa di poter raccogliere il consenso coi mezzi tipici, e strumentali, della vecchia politica dei bonus e dei compromessi (e artifici) del potere.   Ricostituito il fronte “doroteo”, con buona pace dei suoi oppositori, Renzi avrà vita facile: il paradosso del suo consenso consiste nei tempi lunghi della crisi economica e civile d’Italia. A fronte del suo delirio politichese, i minuscoli reperti della Sinistra non hanno saputo, né sanno, ritrovarsi su un terreno chiaro e organico di alternativa sociale. Personaggi usurati dal lungo tirocinio politico, – il livoroso D’Alema, o lo stralunato Bersani – e funzionali avversari interni, il “pentito” claudicante Emiliano (dentro o fuori?), o il loico aristotelico Cuperlo.                                                                                                                   E, del resto, la scissione è riuscita incomprensibile, perché la minoranza dem aveva reiterato, in passato, il proprio sostegno a Renzi e al suo Governo senza traumi interni. Mentre, ora, l’area densa e pervasiva del populismo imperante rende la stessa scissione politicamente marginale.                                        Ne consegue che la Sinistra, quella interna, e quella dei fuoriusciti, avrebbe dovuto esercitare il proprio giudizio critico non tanto (e non solo) nei confronti di Renzi, ma piuttosto nei confronti del magma populista di Cinque Stelle e Lega (quasi la metà dell’elettorato), dove è transitata la protesta dei ceti sociali che un tempo costituivano la leva elettorale di socialisti e comunisti. Con il rischio emergente di una caduta di senso civico e nazionale, patrimonio storico dei partiti di destra e di sinistra.                                                             Nel ricordo di Valentino Parlato, il comunista eretico del «Manifesto» scomparso giorni fa, trovo tutto il disinganno di quanti coltivavano la passione della Sinistra, con le sue utopie e i suoi rigori mentali. Conoscevo Valentino, espulso nel ’51 dalla Libia con gli altri connazionali, e gli ero stato amico fin dagli anni ’60. Siciliano (ceppo parentale di Partanna), nutriva nella sua idea di “rivoluzione” il cumulo di speranze e illusioni dell’anima nostra. Ma, ora, anche il furore liquidatorio della fine di quella passione. “Ho votato, a Roma, per la sindaca Raggi”, ha confessato nella sua ultima intervista. Voleva essere (io penso) un monito per Renzi e per la Sinistra delusa. E, quindi, una residua spinta alla passione della politica.

 

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