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L’imprenditore trapanese Francesco Morici, originario di Buseto Palizzolo, è morto all’età di 83 anni dopo essere stato spossessato, nel 2013, di tutti i beni aziendali e personali perché sospetto di essere mafioso o colluso con la mafia. Si parlò anche allora della lunga mano di Matteo Messina Denaro per il tramite dei capi mandamento trapanesi.

L’accusa ufficiale e il sequestro avvennero nel 2013 mentre il cantiere delle aziende Morici effettuava lavori nel porto di Trapani, e più specificatamente al molo Ronciglio. Si trattava di un lotto di appalto collegato ai lavori da eseguire per l’America’s Cup.

Ai Morici, padre e figlio, intestatari delle diverse aziende e titolari di numerosi conti correnti, furono sequestrati beni per 30 milioni di euro, lasciandoli, di fatto, senza fissa dimora e senza un quattrino.

Lo stesso Morici padre, si dice, è morto per non potersi, curare fuori Trapani.

Le ultime notizie di amici e operai che, in verità lo adoravano per la sua disponibilità, riferiscono di una morte avvenuta in una casa di Partanna dove una famiglia lo accudiva. E’ morto dopo qualche giorno di coma profondo irreversibile.

I beni del Morici sono stati assegnati ad amministratori giudiziari di Palermo i quali vengono lautamente retribuiti senza soluzione di continuità, mentre piccoli creditori, pur in presenza di sentenze giudiziarie pregresse, vengono privati dei loro diritti anche se fuori da ogni sospetto di collusioni mafiose.

Intanto, si apprende che il Tribunale di Palermo, in fase di revisione delle misure di prevenzione adottate per i lavori, ha già disposto il dissequestro per tutte le aziende operanti nel porto riservandosi di esaminare, in modo più approfondito, la posizione delle società Morici.

Il dissequestro delle imprese implicate assieme al Morici, è stato disposto perché “Non ci sono i presupposti per la confisca in quanto si tratterebbe di una ripetizione di violazioni di legge “. In pratica, non ci sono i presupposti di mafiosità. Una decisione che apre uno spiraglio alle imprese Morici, anche se il titolare non lo saprà mai.

Dopo ben quattro anni non si è ancora chiuso il giudizio di primo grado presso il Tribunale di Trapani, mentre consulenti e amministratori giudiziari continuano ad incassare i loro onorari depauperando il patrimonio Morici a potenziale rischio dei creditori onesti e incolpevoli.

Forse bisognerebbe rivedere la legge antimafia per evitare casi di lungaggini che poi, alla fine, non trovano giustificazione nel reato di mafia.

 

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