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Di Elio d’Amico

 

Qualche mattina fa, passeggiando per il centro storico, scendendo da via Carreca, mi sono trovato di fronte l’edificio del vecchio cinema Ideal: le porte erano spalancate e alcuni operai vi lavoravano.

Approfittando delle porte aperte, mi sono quasi introdotto nella vecchia sala, e subito mi è venuto un tuffo al cuore: all’interno sembrava come se le fortezze volanti americane fossero appena passate sopra Trapani e avessero sganciato decine di bombe su quell’edificio, così come ara avvenuto nel lontano 1943.

L’interno era pieno di calcinacci, di muri caduti, di travi divelte e poggiate lì, proprio come per il set di un film di guerra; ma non era uno scenario finto, era tutto vero, e ti dava un’emozione diversa da una scena cinematografica.

Quel salone ingombro di macerie, fino a qualche anno fa era stato proprio un cinematografo, il più antico di Trapani, che per oltre ottant’anni aveva fatto emozionare, piangere, ridere migliaia di Trapanesi.

E prima ancora era stata una chiesa, la chiesa di San Matteo, e che ora avrebbe più di 500 anni. Scendendo proprio da via Carreca, si individua ancora la parte superiore della navata: una chiesa che doveva avere i suoi pregi, con il tetto una volta magistralmente affrescato da Vito Carreca.

Ma, prima di venire fermato dai solerti operai, ho potuto osservare che sulle pareti sono ancora visibili i pannelli fonoassorbenti, una volta color latte e caffè, ora di un colore ormai indefinito, che tappezzavano l’intero cinema; ed ancora si intravedono i segni in muratura dei contorni della piccola galleria che contornava la sala.

Manca completamente il tetto, ma questo, invece di intristirci, ci fa fare una scoperta ancora più strabiliante. La copertura del cinema era più bassa di quella della chiesa, per cui la sua eliminazione ha portato alla luce tutto ciò che era rimasto tra il tetto del cinema e quello della chiesa: ed è davvero meraviglioso!

Nonostante fosse una bella giornata di sole, la luce arrivava a stento fin lassù; ma sufficiente a vedere stupende finestre ancora integre, meravigliosamente contornate da delicati arabeschi barocchi, con angioletti ed amorini che ancora si muovevano nell’aria.

Con un po’ di fantasia si intravedono i colori, delicati: il verde, il rosa. E tutto ciò che ormai non si vede più, si immagina.

Doveva davvero essere una chiesa stupenda, come tutte quelle del centro storico, come la contigua chiesa di San Nicola, come tutte quelle di via Garibaldi e della Loggia.

Certamente era una chiesa importante perché, se tesori architettonici ancora si riscontrano al suo interno, il mistero ancora aleggia nelle sue viscere.

Nel suo sottosuolo ancora esistono i condotti che, partendo dal Palazzo Vescovile e passando sotto tutte le chiese del centro storico, portavano oltre le mura di via Spalti: un condotto che era rifugio e via di fuga per nobili e prelati in caso di tumulti popolari.

Ma non è una semplice via di fuga: ci sono cunicoli, nicchie, tombe, celle segrete, sale per riunioni; perché nel sottosuolo trapanese ferveva la vita, quella segreta, quella dei Beati Paoli; e non soltanto.

I cunicoli collegavano non soltanto le chiese, ma anche i vari conventi; e lì sotto monaci e suore si scambiavano amori profani; i congiurati si riunivano per tramare segrete rivoluzioni, ed i nobili si incontravano per organizzare le difese contro eventuali tumulti; erano il rifugio dei perseguitati ed il Tribunale dei Beati Paoli.

Ancora qualche decennio fa, gli antichi proprietari ne potevano percorrere un breve tratto; ma adesso certamente tutto sarà crollato, anche se l’accesso potrebbe ancora essere possibile da qualche altra chiesa: un loro ripristino farebbe venire alla luce la vita segreta della Trapani del ‘600 e del ‘700, e potrebbe essere un servizio in più da offrire ai turisti, come fanno tante altre città come Palermo, Roma, Napoli, Bologna.

Una grave perdita per il patrimonio artistico della città: grave perdita che si è ripetuta quando anche il cinema Ideal è stato chiuso.

Il cinema – il primo a Trapani – iniziò le sue proiezioni nel 1923: sul suo schermo sono passati i film che hanno fatto la storia della cinematografia mondiale, dal kolossal muto “Cabiria” accompagnato da uno stonato pianoforte a “Terra madre”, il primo film sonoro arrivato in città; e quindi “La tunica”, il primo film a colori.

ha visto gli anni d’oro del cinema, quando il sabato e la domenica intere famiglie affollavano le sale cinematografiche, accontentandosi anche dei posti in piedi; quando si facevano anche due ore di fila per vedere kolossal come “I dieci comandamenti” o “Ben Hur”; quando si versavano fiumi di lacrime per Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, interpreti di “Catene” o “I figli di nessuno”.

Ma l’Ideal è stato anche teatro, ospitando compagnie di rivista ed operette, da Macario a Walter Chiari; per poi conoscere il degrado della trasformazione in sala per film a luci rosse, e quindi chiudere definitivamente per mancanza dei requisiti di legge in materia di sicurezza.

Adesso vi sorgerà un resort, con annessi negozi vari; probabilmente è l’unica destinazione d’uso possibile per poterlo ancora mantenere in vita, ma sicuramente Amedeo Nazzari, Carlo Dapporto e i Beati Paoli si rivolteranno nelle tombe.

O forse no, perché di fronte, a pochi metri di distanza, la vecchia chiesa di San Nicola, sembra destinata a rinascere a nuova vita.

Costruita nel VI secolo come chiesa di rito greco, ha assunto l’attuale aspetto a metà del ‘700, dopo un intervento dell’architetto Giovanni Biagio Amico e conserva ancora al suo interno preziosi dipinti di Andrea Tipa e Giacomo Tartaglia; chiusa da diversi anni, come la chiesa di S. Maria di Gesù e di S. Maria dell’Itria per il calo delle vocazioni, sembrava anch’essa destinata a perdersi.

Invece, sconsacrata e restaurata, dopo un primigenio progetto di trasformarla in museo diocesano, sembra che potrebbe diventare un auditorium per spettacoli.

Già utilizzata per rappresentazioni e concerti nel dicembre scorso dall’Ente Luglio Musicale Trapanese, adesso ne è stata affidata la gestione ad un gruppo di giovani che vogliono allargare l’utilizzo dell’ex chiesa e trasformarla in un contenitore polifunzionale.

Negli ambienti culturali trapanesi si parla della volontà di organizzarvi nel suo interno una stagione teatrale, con tanto di cartellone, da riservare soprattutto alle compagnie locali.

L’iniziativa è certamente lodevole, ma non sempre tutte le belle idee sono realizzabili: la struttura potrebbe godere di circa 300 comodi posti a sedere, e l’acustica è ottima, come in tutte le vecchie chiese; ma una rappresentazione teatrale presuppone un palcoscenico dove si possono piantare le quinte e gli scenari, dei tralicci dove sistemare luci ed amplificazione, possibilmente un sipario e dei camerini a portata di attori; sinceramente, non sappiamo se la chiesa di San Nicola possa offrire questi servizi e, francamente, ne dubitiamo.

Sicuramente potrebbe andare bene per concerti, piccole opere da camera, per recital, ma per il teatro potrebbe non essere adatta: i futuri gestori dovranno riflettere bene prima di lanciare idee di difficile esecuzione.

Il rischio è che anche questo gioiello dell’architettura ecclesiastica trapanese possa andare perduto: e così, i fantasmi inquieti di Amedeo Nazzari, di Carlo Dapporto, dei Beati Paoli, sfrattati dal cinema Ideal / chiesa di San Matteo, continueranno a non trovare pace e saranno costretti a vagare senza meta per le strade del centro storico.

 

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