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UFFICIALMENTE NELLA NORMA MA REALMENTE IN AUMENTO

 

 

E’ sempre più difficile trattare un argomento penoso e pietoso come il cancro che affligge l’umanità. Purtroppo, però, giorno dopo giorno apprendiamo che amici, parenti o conoscenti sono sotto cura per cercare una salvezza al male del  secolo. Forse, sarebbe più opportuno parlare del male dei secoli dal momento che questo male ci affligge ormai da troppo tempo senza che l’uomo abbia trovato un vaccino o qualcosa di simile.

Questo male è stato individuato nel 1931 dal dottor Otto Heinrich Waburg, premio Nobel per la medicina.

Prima ancora di conoscerlo, su molte tombe si trovava scritto ”morto per un male crudele”.

Da quel 1931 ad oggi, nonostante l’enorme raccolta di fondi per la ricerca, l’antidoto o il vaccino non è stato mai trovato. Unico passo avanti, la chemioterapia o la radioterapia che aiutano il malato, gli allungano gli anni di vita, ma ancora raramente lo salvano.

C’è chi addossa la responsabilità nei ritardi della cura risolutiva alle potenti case farmaceutiche e alle loro multinazionali. C’è chi sostiene che solo dopo l’avvento di un’altra calamità simile sarà reso noto il “vaccino” perché una nuova malattia potrà sostituire il potente giro di miliardi e miliardi di euro o di dollari.

Ovviamente sono opinioni senza, al momento, riscontro, anche se rimane un atroce dubbio.

Ma torniamo sul nostro territorio. E’ palesemente visibile e facilmente costatabile l’aumento del cancro tra la popolazione. Tumori che si manifestano in vari modi e in varie parti del corpo senza soluzione di continuità.

Per cercare dei riscontri alle nostre conoscenze o. se volete, sensazioni, abbiamo sentito la dottoressa Giuseppa   Candela, responsabile ASP del  registro dei tumori della provincia.

Secondo la responsabile del Registro, si tratta di un allarme ingiustificato dal momento che il triste fenomeno incide sulla popolazione in modo minore rispetto al resto d’Italia.

“Sul nostro territorio – ci dice la dottoressa Candela- l’incidenza maggiore è sugli anziani con il 21% mentre sono, fortunatamente,  appena lo 0,6% i bambini colpiti”.

La responsabile del Registro, tuttavia, ci conferma che le città della provincia più colpite sono Trapani e Marsala.

Passando alle statistiche, la Candela ci informa che sono circa 2.000 i nuovi casi annui nella provincia e che ad oggi si registrano in totale circa 12.000 casi.

Abbiamo ancora chiesto in quale parte del corpo colpisce maggiormente questo male. “Negli uomini -  sostiene la Candela – vengono maggiormente colpite la prostata, i polmoni e il colon retto. Tra le donne si verificano maggiori casi per tumori alla mammella, al colon retto e al corpo dell’utero. Infine, – per la responsabile -è importante la vaccinazione giovanile.

La gentile dirigente, tuttavia, prima di accommiatarci, ci tiene a sottolineare che il Registro dei tumori della provincia non viene aggiornato da circa sette anni. Da ciò deduciamo che le informazioni sono  di carattere generale e non certo recenti.

Intanto, passando ai reparti operativi, non può sfuggire il super affollamento che si registra nel Reparto Oncologico dell’Ospedale sant’Antonio Abate di Trapani-Erice.

Un super affollamento causato, in parte, da una clinica privata che ha smesso l’assistenza convenzionata. Ma, al netto di questo, i pazienti sono sicuramente aumentati.

Sul sito dell’ASP – Trapani si legge: <<Il reparto di oncologia dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani è uno dei 15 centri in Italia coinvolti nel progetto “HuCare 2”, avviato dall’Associazione italiana oncologia medica.
Il progetto, che ha lo scopo di accrescere l’umanizzazione delle cure, ha come obiettivo quello di affrontare i bisogni psicosociali dei pazienti oncologici, migliorando la comunicazione con il personale sanitario.
Tra gli interventi previsti: individuazione di un infermiere di riferimento, fornire un supporto psicologico, creazione punto informativo e di supporto, rilevazione dei bisogni sociali e del disagio psicologico.
Lo staff clinico del reparto, diretto da Filippo Zerilli, frequenterà inoltre nei fine settimana, a spese dell’AIOM, appositi corsi presso la scuola HuCare di Milano, per la necessaria formazione.>>

E, in effetti, il reparto funziona bene e risponde alle esigenze dei pazienti.

“I posti letto disponibili – ci dice il primario dottor Zerilli- sarebbero 20, ma in realtà si può contare solo su 12. I malati locali, rispetto al resto d’Italia, sono, purtroppo, in aumento “.

I motivi di qualche disattenzione, secondo il responsabile, vanno dalla carenza di personale ai mancati controlli alle origini che ne ritardano la diagnosi.

Abbiamo fatto presente che l’ASP ha disposto l’invio di rinforzi con due medici, un infermiere e un ausiliario socio sanitario. “Saranno i benvenuti – prosegue Zerilli – perché ne abbiamo veramente bisogno. Resta  però un altro problema al momento irrisolto: la carenza di spazio”.

Chiediamo anche al primario quali sono i tumori più frequenti in città. “Quelli ai polmoni causati dal fumo e quelli cardiovascolari. Nelle donne, è più frequente il tumore al collo dell’utero. Ma questi sono solo quelli più numerosi”.

Detto che il reparto, stando alle dichiarazioni degli stessi ammalati, funziona in modo egregio, abbiamo chiesto al dottor Zerilli di cosa, oltre al personale e allo spazio ambientale, avrebbe bisogno. La risposta è stata immediata e chiara: “ Bisognano nuove tecnologie che ci consentano accertamenti  immediati e adeguati approfondimenti per una immediata individuazione delle cause”.

Infine, parlando della struttura ospedaliera e della sua possibilità ad aggiornarsi con nuove tecnologie, secondo l’oncologo Trapanese, l’ideale sarebbe poter disporre di una nuova struttura più  ampia e che ospiti macchinari di ultima generazione. Cosa che appare impossibile in questo ospedale costruito mezzo secolo fa, con le esigenze del momento,  non più adeguato a ricevere la tecnologia moderna.

Tuttavia, è nostra opinion che questi tumori che si moltiplicano nel tempo, sono causati anche dalla nostra alimentazione. In pratica, dai prodotti alimentari usati dalle industrie e fornite dalle multinazionali, dalla carne gonfiata, dai polli trattati, dai pesci inquinati e, non ultimo, dai prodotti delle campagne, anche le nostre, che vengono trattati con sostanze tossiche che avrebbero bisogno di un preciso periodo di tempo prima di essere raccolti. Cosa che difficilmente accade.

Tutte cause, o concause, che esulano dall’accortezza dei cittadini comuni e dalla professionalità dei medici.

In poche parole, basterebbero più accurati controlli da parte delle autorità competenti per ridurre il numero di malati di cancro e… di morti.

Ma questa volontà alle origini esiste? Quanti controlli realmente si fanno?

 

 

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