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di Fabrizio Fonte

Per il G7 di Taormina è stata inizialmente distribuita, e poi subito ritirata, alla stampa estera una foto con tutti gli stereotipi che accompagnano una narrazione deformata dei costumi dei siciliani.

È stata una diffusa levata di scudi quella che è stata messa in atto non solo sui social (ma anche da alcune Istituzioni regionali) nei riguardi della scelta indecorosa del Governo nazionale di associare la sicilianità con una foto che, distribuita ai giornalisti esteri accreditati al G7, lega l’identità della nostra Isola allo sguardo malandrino di un ragazzo con la coppola e di una ragazza con gli occhi bassi. La scelta di Taormina, come sede del 43° vertice del G7 (26 e 27 maggio), fu annunciata il 4 luglio del 2016 ed il vertice era inizialmente programmato per svolgersi a Firenze, ma tra i motivi del cambio di sede dell’allora Premier Renzi vennero citate le parole di un leader internazionale che in occasione di un precedente vertice aveva evidenziato, con una battuta, il suo pregiudizio nei confronti della Sicilia, additandola come terra di mafia. Renzi affermò, pertanto, che quelle parole lo avevano convinto a fissare il G7 proprio in Sicilia. Paradossalmente le immagini, che sono state distribuite ai giornalisti stranieri, hanno scatenato un vero e proprio polverone. «Un’immagine che sembra richiamare improvvisati “servizi turistici” più che un vertice internazionale con i maggior leader mondiali». Lo scrive, in una nota inviata al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone. «Da tempo – continua Ardizzone – sono abituato, ma non rassegnato, ai continui attacchi delle tv nazionali, anche del servizio pubblico, nei confronti della nostra bella Sicilia. Di certo, però, non avrei mai immaginato di dover prendere le distanze da uno spot, che non fa altro che alimentare i soliti stereotipi sui siciliani e che non giova a nessuno, tanto meno a un’Italia che intende ripartire.

Ricordo ancora le motivazioni – prosegue ancora il presidente dell’Ars – che convinsero il suo predecessore quando scelse Taormina come sede del G7 per rilanciare l’immagine mediatica di un’Isola e non per alimentare pregiudizi e visioni distorte del contesto. E in questo percorso si inserì anche la scelta del logo per il summit, con un’immagine che intendeva promuovere una terra, quella siciliana, che si caratterizza per l’innata capacità di far coesistere cultura, accoglienza e vita.
Voglio ricordare a me stesso, signor Presidente – conclude Ardizzone – che la Sicilia è stata la culla della civiltà e che nei vari millenni ha generato una cultura unica al mondo della quale andiamo fieri, avendone il dovere di custodirla e tramandarla. Un’Isola che ha il primato di beni riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’Unesco non può non trovare nella storia e nella bellezza la sua naturale affermazione. Mi auguro, pertanto, che la scelta di quella foto si sia solo un errore e per questo le chiedo formalmente di ritirarla». Sul caso è intervenuto anche l’ex presidente del Senato, Renato Schifani: «È arduo pensare di poter fare l’Europa se non si conosce casa propria. L’immagine diffusa per promuovere il G7 di Taormina è fuori luogo, fuori tempo e quindi fuorviante e controproducente. Insomma è un danno immeritato per l’Isola e una involontaria dichiarazione di cecità antropologica da parte del governo centrale. Se è questa l’idea che Palazzo Chigi ha della Sicilia forse sarebbe meglio che non se ne occupasse». Alle polemiche non si è fatta attendere la risposta del Governo che, avendo riconosciuto l’inopportunità della foto, ha dato disposizione dell’immediato ritiro. Quel che è certo, riflettendo sulla vicenda, è che le Istituzioni dovrebbero operare per abbattere gli stereotipi e non alimentarli (in questo caso, addirittura, a livello mondiale). C’è il timore fondato che se si è partiti con queste modalità, il tanto celebrato G7 di Taormina sarà un’altra occasione mancata per la nostra già martoriata Sicilia.

 

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