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IL SERVIZIO PSICHIATRICO DI DIAGNOSI E CURA (SPDC) E LE RESIDENZE PER L’ESECUZIONE DELLE MISURE DI SICUREZZA (REMS)

di Pino Alcamo

I

La “Riforma Basaglia” e i suoi principi fondamentali, idonei ad attuare una “rivoluzione culturale” nella tutela della salute mentale, sono rimasti allo stadio di promesse, aspettative, speranze. – I “Servizi territoriali” e le “Strutture alternative al manicomio”, previsti dalla legge Basaglia n. 180/1978, che abolì i manicomi, sono rimasti, in buona parte, sulla carta. - In qualche zona, dove ne esiste una parvenza, essi sono condannati all’inefficienza: per mancanza di mezzi idonei e di personale preparato, che ha del tutto travisato gli insegnamenti di Basaglia, creando un “Manicomio chimico”, che non è più quello chiuso da Basaglia, ma un grande manicomio edificato sugli psicofarmaci. – I malati vengono legati al letto, e gli psicofarmaci vengono usati per “annichilirli”. – I “Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) ”, ossia i piccoli reparti ospedalieri, dove vengono ricoverati i malati di crisi psichiatrica, sono diventati “Fabbriche della cura mentale”. – Dei 333 servizi diffusi nel territorio nazionale, l’80% è a “porte chiuse”, ha le finestre con le sbarre e utilizza le fasce di contenzione per legare gli ammalati. – Le terapie con psicofarmaci, spesso, vengono somministrate per ridurre il paziente inoffensivo. – Basaglia aveva previsto bene nel temere che i reparti ospedalieri potessero diventare dei “piccoli manicomi”. – Esistono modelli virtuosi a Trieste, Merano, Pistoia, Novara, dove vengono svolte “attività domiciliari”, vengono usate “misure di prevenzione”, e, soprattutto, “colloqui più frequenti con i pazienti”. – Il paziente non ha bisogno solo di medicine, ma anche di una casa, di un lavoro, di relazioni umane. – Spesso buona parte dei fondi disponibili dal SSN finisce alle cliniche private convenzionate. – L’iter riservato al paziente è il seguente: egli arriva in clinica, viene sedato farmacologicamente, poi viene affidato a quelli che Basaglia definiva “imprenditori della follia” che lo ospitano per pochi mesi riempiendolo di farmaci. – Quindi, crisi, richiesta al 118, arrivo al SPDC.- Una specie di internamento in manicomio, dove torna in auge l’uso dell’”elettroshock” (“la Repubblica”, p. 47 del 10-4-2015).- Per prevenire il decorso cronico della malattia mentale, il trattamento farmacologico va integrato con quello psicoeducativo e riabilitativo.- L’attività fisica potrebbe essere uno strumento efficace per migliorare la vita del paziente.- Nel Lazio, esistono i c.d. “Ufe”, utenti familiari esperti, gruppi di pazienti e familiari, che partecipano attivamente ai percorsi di cura, ascoltando, per esempio, le “voci e allucinazioni uditive” dei pazienti, sulle quali discutono e dialogano con loro. -

II

Questo immenso “manicomio chimico” recluta anche “i sani”. – Oggi si può diventare “pazienti senza saperlo”. – Viene somministrata la “pillola giusta” per ogni tristezza, lutto, rabbia, timidezza, disattenzione, effervescenza, forte emozione. – Se tale disagio permane viene rubricato come “depressione” e curato con gli psicofarmaci. Anche i bambini bulli o svogliati vengono etichettati come “iperattivi”. – E’ nato un modo di “fabbricare malati”, perché i farmaci creano dipendenza e possono provocare nuove psicopatologie. – Vanno usati, quindi, con parsimonia e solo nelle condizioni gravi. – Vanno sospesi appena possibile perché l’assunzione prolungata modifica l’equilibrio chimico del cervello, che avrà sempre più bisogno di quella sostanza. – Michel Foucault aveva provocato affermando che “il mondo è diventato un grande manicomio”.- Basaglia ha dimostrato che si poteva curare la malattia mentale in altro modo, sulla base dei seguenti principi fondamentali: 1- abolizione degli ospedali psichiatrici (manicomi) perché luoghi di emarginazione e di segregazione del malato, e divieto di utilizzazione  di quelli ancora esistenti; 2- tutela della salute mentale mediante il Servizio Sanitario Nazionale, che doveva privilegiare il momento preventivo  ed inserire i servizi psichiatrici in quelli sanitari generali, eliminando ogni forma di discriminazione e di segregazione e favorendo il recupero e il reinserimento sociale  dei disturbati psichiatrici; 3- accertamenti sanitari obbligatori delle malattie mentali, attuati da servizi e da presidi extraospedalieri, con le garanzie del rispetto della dignità della persona, dei diritti civili e politici, previsti dalla Costituzione; 4- degenza ospedaliera, limitata a sette giorni, in casi di alterazioni psichiche che richiedano interventi terapeutici, non praticabili altrove; 5- superamento graduale degli ospedali psichiatrici, con la creazione di servizi territoriali, da prevedere nei piani di attuazione, nazionale e regionali. -

III

I principi esposti, a distanza di circa 40 anni dalla approvazione della c.d. Legge Basaglia (l. 180/78) sono stati applicati in parte e in maniera errata. – Spesso il malato mentale, in fase acuta o cronica o in condizione di non autonomia, è lasciato a carico della famiglia. Tuttavia il 73% dei Centri di Salute Mentale Italiani non è in grado di rispondere alle richieste di aiuto che arrivano dalle famiglie (“Libero”, p. 21 dell’8 aprile 2016). – Ad esempio, il Reparto di Etnopsichiatria del Niguarda di Milano lancia l’allarme che, negli ultimi anni, si sono moltiplicati i problemi mentali degli stranieri, ma non ci sono risorse per curarli. Sicché centinaia di Kaboto (il killer del piccone) girano per strada indisturbati. – Il malato mentale, quindi, è lasciato, soprattutto, a carico della  collettività, a cui arreca, tra l’altro, pericoli e danni. – Le cronache quotidiane riferiscono di aggressioni, uccisioni, uxoricidi, parricidi, commessi da soggetti, già affetti da “disturbi mentali”,  abbandonati a se stessi, in preda al proprio “disagio mentale”, che spesso degenera, improvvisamente e inaspettatamente, in eventi irrevocabili. – Li vedi, a volte, deambulare per la strada, “totalmente assenti”, in preda ai “fumi della propria schizofrenia”, che li astrae dalla realtà.- Incedono, con fare sconnesso, non curati nella persona, nell’igiene, nell’abbigliamento, “figli di un dio minore”, abbandonati a se stessi e alle “elucubrazioni assurde di una mania persecutoria”.- In Sicilia, la cura dei malati mentali è ridotta. – L’Italia, in effetti, resta in una situazione stranamente contraddittoria. – Ha, difatti, una legislazione, divenuta esempio in Europa e nel mondo, e una applicazione pratica giudicata scadente in gran parte del paese. – Esistono, come già detto, regioni che rappresentano punti di eccellenza, avendo realizzato servizi in armonia con la legge Basaglia, e regioni che si sono limitate  a chiudere i manicomi dopo qualche decennio. – Qui il disagio psichico va vissuto ancora come problema di sicurezza sociale, da rimediare con la contenzione fisica o farmacologica.- L’assistenza psichiatrica in Sicilia si avvale di un servizio con 37 dipartimenti, 37 centri di salute mentale, 166 ambulatori distrettuali, 38 servizi psichiatrici di diagnosi e cura, 37 day hospital, 27 centri diurni, 48 comunità terapeutiche assistite, in base al Decreto 20 Marzo 1998.- Questa distribuzione territoriale sembrerebbe adeguata. Di fatto, non lo è  per carenza di personale, che rende limitata l’assistenza. – L’obiettivo di dotare i centri di personale sufficiente, nel numero e nella qualità, pare impossibile anche perché il prossimo Piano Sanitario non si pone il problema. -

IV

Il 31 Marzo 2015 sono stati chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, già aboliti nel 2013, che nel 1975 avevano sostituito i Manicomi Criminali, i cosiddetti “manicomi giudiziari” (OPG). – Restano aperti solo 2 di essi, uno in Toscana (Montelupo Fiorentino, con 26 malati psichici), l’atro in Sicilia (Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, con 27 malati), mentre a giorni dovrebbe chiudere quello di Aversa, in provincia di Caserta, con 5 malati. – I reclusi dovrebbero essere trasferiti presso le “Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza” (REMS), previsti dalla legge 81/2014.- La situazione è tuttora caotica. – In Italia sono 195 le persone per cui non c’è posto in tali Residenze.- Nelle 24 Rems già aperte i letti disponibili sono 520, mentre gli Opg ne accoglievano fino a 1.400 (“la Repubblica”, p. 21 del 10-6-2016).-  Gli OPG sono stati definiti “luoghi di tortura” dal Consiglio d’Europa ed hanno costituito oggetto di una inchiesta  da parte di una Commissione del Senato.- Malgrado tale chiusura possa definirsi un successo, essa mostra un ulteriore esempio di un Paese immerso in un conservatorismo scandaloso, che provvede a decisioni importanti solo quando  è sull’orlo di un disastro, politico, ambientale ed umano.- La chiusura avrebbe dovuto essere preceduta dalla riorganizzazione  dell’assistenza psichiatrica in carcere, da una revisione del concetto di pericolosità sociale e dei concetti di consulenza psichiatrica.- Lo spirito delle REMS, difatti, è più sanitario che carcerario, con l’obiettivo di recuperare i soggetti pericolosi.- Nel 2014, la ricerca scientifica ha messo a tacere le speculazioni sula natura biologica della malattia mentale, come già molti esperti sapevano.- Il 75% dei disturbi psichiatrici si manifesta sotto i 18 anni di età.- Malgrado ciò, solo il 6%  del budget è destinato alla salute mentale per i servizi psichiatrici infantili.- Il servizio sanitario inglese da tempo prevede la differenziazione dei servizi di salute mentale per area terapeutica e per fascia di età.- Ha previsto, soprattutto, la specializzazione in psichiatria forense. – Il caso delle Residenze  per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) resterà esemplare. – L’istituto resterà disapplicato a lungo  perché molte strutture non sono pronte o adeguate, perché le regioni, delegate al compito,  restano tuttora inadempienti. -

Oggi, 26 Gennaio 2016, si apprende dalla Stampa che sono stati chiusi gli ultimi due manicomi giudiziari di Montelupo Fiorentino e di Barcellona Pozzo di Gotto (“Libero”, p. 14). -

 


 

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