Archivi
Categorie

di Salvatore Costanza

 

Che si celebri in questi giorni il Centenario della guerra ’15-’18, mentre altre guerre insanguinano il mondo, non è fatto che possa nascondere una certa ambiguità morale, se è vero che i fasti (nefasti) di ogni guerra sfuggono all’umana ragione della convivenza, e restano nei libri di storia per altre, spietate ed esterne, ragioni. Quella del ’15-’18, di “mondiale” aveva solo la geografia, mentre oggi la “mondialità”, seppure sparsa e diversificata, è spinta da deflagrazioni epocali, di etnie e migrazioni di massa (come lo furono nel Medioevo), di conflitti religiosi (o presunti tali), e, soprattutto, di una progressiva colonizzazione dei popoli a livello economico e finanziario. Il rischio è oggi l’annientamento degli equilibri, e dei percorsi, di “civiltà”, mentre rischia di saltare il “senso” stesso della storia, come ce lo hanno insegnato gli ineffabili “padri della patria”.

Pensavo questo, quando ho cominciato a leggere – col necessario disincanto che si prova a leggere una “memoria” domestica e paesana – il piccolo libro che, Dei nove ragazzi di Trapani, ha scritto un nipote dell’onorevole Dino Grammatico, del quale ultimo conservo ricordi di reciproca amicizia, oltre che di stima e apprezzamento per la sua figura di intellettuale e poeta.

“Lo legga, e mi dia poi un parere”, mi dice l’autore. So che del parere di uno “storico” egli non sa che farsene; pur che lo legga, perché la “storia vera” che ha scritto appartiene solo a lui e alla sua famiglia.

Questa di Salvatore Grammatico è la “testimonianza diretta”, sul filo di una fervida memoria familiare, dell’episodio che coinvolse nove ragazzi nella cosiddetta “resistenza” alla occupazione americana del 1943, a Trapani e in Sicilia. Il libro è di gradevole lettura, generosi, com’è giusto, i ricordi, assai precisi, e inediti, i particolari di un evento che segnò la vita degli “uomini contro”, giovani, e alcuni persino ragazzi quindicenni, che dovettero affrontare un processo, e una breve carcerazione.

Reduci dalla “mistica fascista” insegnata nelle aule scolastiche, piuttosto che attivi nelle istituzioni del regine, quei giovani uniti in sodalizio avevano, quindi, una carica sentimentale, non ideologica, a spingerli con parole e gesti ormai fuori della storia, nel momento stesso che ne rivendicavano la riesumazione. Il loro “patriottismo” sentimentale era, in fondo, ciò che gli ex fascisti, presto saldatisi al nuovo potere postbellico, non avevano interesse a difendere.

Se perciò è “vera” la storia familiare narrata da Salvatore Grammatico, non c’era più, nè poteva esserci la “storia” che i “resistenti” volevano riesumare.

Quei nove ragazzi li abbiamo poi conosciuti, qualcuno estraneatosi dal sodalizio politico formatosi dopo, altri “fedeli” a reinventarsi una “Nazione” che via via si andrà scollando negli egoismi regionali e di parte. Per questo, forse, da chi non ha mai condiviso quelle “rinascite”, e le ha anzi combattute, dovrà rendersi a quei ragazzi almeno l’onore delle oneste illusioni. E che essi non abbiano perduto il candore intellettuale della giovinezza lo dimostra il profilo intellettuale e professionale che si sono formati, da Bramante a De Santis, da Gino Solitro e Salvatore Tardia, a Dino Grammatico e Sergio Marano, nel cui richiamo alla “civiltà” delle idee, questi ultimi, hanno dedicato un raffinato, e notevole, patrimonio letterario.

Nel libro, è pure inserita la “storia” di un baglio costruito nell’Agro ericino (Dattilo), attorno a cui l’autore fa ruotare la genealogia dei Burgarella, una famiglia che ebbe un ruolo non mediocre nella euforia imprenditoriale che coinvolse la borghesia trapanese tra Otto e Novecento. (Agostino Burgarella Ajola fu il creatore delle saline di Aden, ma fu anche uno degli esponenti del radicalismo locale). E’ proprio questa parte del libro, che mi spinge ad esprimere quel parere che l’autore mi ha benevolmente richiesto.

La storia dei Burgarella può considerarsi “esemplare” della fisiologia di una classe sociale, la borghesia, che ha spento via via i suoi ardori industrialisti per vocarsi all’agreste tornaconto delle proprietà fondiarie. Ciò è avvenuto nel contesto delle scelte economiche che hanno segnato il crescente divario Nord/Sud e lo scemato ruolo dell’area mediterranea nella politica nazionale. Al fascismo, del resto, questa borghesia ha aderito in blocco, seguendone il corso autoritario, e la politica “ruralista”. L’altra sponda finanziaria (le banche locali) costituì il supporto necessario a rinsaldare il suo potere a livello politico.

Il giudizio storico non implica, naturalmente, un giudizio morale; e i Podestà, per lo più, furono degli avveduti e solerti amministratori. Ma il riferimento è implicito riguardo alla posizione di quei giovani (come il gruppo futurista di Gaetano Gionfrida) che, all’interno del fascismo, cercarono di contrastare la borghesia “reazionaria”, per la formazione di una “Sinistra” nazionalista.

Col senno del poi, si può riconoscere una certa filiazione politica, dal “progetto” della Sinistra fascista, nel “patriottismo sentimentale” dei ragazzi del ’43. Il “mulino della storia”, però, diceva Bloch, macina tutto.

 

I Commenti sono chiusi

Cerca
bed and breakfast RUA NUOVA

Clicca sull'Immagine x Ingrandire la locandina
Bed And Breakfast
RUA NUOVA

Calendario
novembre: 2018
L M M G V S D
« giu    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
Visite