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FU SEDE DEI LEGIONARI ROMANI TUTORI DEL SANTUARIO DI VENERE

di Anna Burdua

Fu nell’antichità sede militare dei venerei, i legionari inviati da Roma per la tutela e la sorveglianza del Santuario della dea Venere. Erice era fra le diciassette città più fedeli a Roma alle quali era affidato il patronato della Divinità. Venuto meno il culto della Dea scomparve anche la presenza dei legionari.  Trascorsero molti secoli – circa ottocento anni – durante i quali la caserma rimase abbandonata nel più assoluto silenzio. In epoca normanna, forse nel 1365, in quel luogo fu costruita da ignoti benefattori una piccola chiesa intitolata a San Pietro. Due secoli dopo il sacerdote ericino Giovanni Pietro Maranzano, appartenente ad una famiglia patrizia, donava tutti i suoi beni per costruire un monastero aggregato alla Chiesa unito ad essa da un corposo cavalcavia per facilitare il libero accesso e transito all’interno fra i due luoghi. L’opera fu completata nel 1543. La comunità delle Clarisse, poco numerosa all’inizio, fu la prima ad essere ospitata nel convento ed era costituita da giovani donne provenienti da famiglie nobili ericine. In pochi anni il Monastero si arricchì non solo delle donazioni elargite per testamento dalle famiglie patrizie ma anche delle doti che portavano le novizie. Questi rilevanti fattori contribuirono, pertanto, alla crescita non solo economica ma anche sociale dell’importante monumento che divenne centro propulsore di aggregazione delle forze cittadine, meta di richiamo di visitatori provenienti da ogni parte della Sicilia attratti, fra l’altro, dalla sua austerità e imponenza. Ad accrescere ulteriormente l’importanza della prestigiosa sede contribuì anche un’ ordinanza del Vescovo della Diocesi che stabiliva che tutte le doti delle giovani suore provenienti dalle famiglie patrizie fossero consegnate alla badessa di San Pietro che si sarebbe occupata della custodia e della tenuta del denaro e dei capitali delle Istituzioni di beneficenza ed assistenza dell’Universitas. Il Monastero divenne il deposito dei capitali di tutta la Città acquisendo un ruolo di potere e preminenza non indifferente che era destinato comunque a venire meno con l’emanazione delle leggi Siccardi.  Nel luglio 1866 una serie di provvedimenti legislativi decretava la soppressione delle Corporazioni religiose ad eccezione delle chiese che rimanevano aperte al culto. Una circolare prefettizia dell’ottobre del 1866 dava istruzioni al Sindaco di Monte San Giuliano, responsabile della Pubblica Sicurezza, affinché venissero sgomberati per primo i conventi maschili in quanto non più Enti Morali.  I frati potevano dedicarsi alla vita monastica solo fuori dai Conventi, altrimenti venivano arrestati ed imbarcati per le isole.

Le suore votate potevano rimanere nei loro Istituti, ma essendo state confiscate le rendite, il Governo assicurava loro una pensione. I Conventi maschili furono immediatamente utilizzati dal Comune per usi sociali, quelli femminili rimasero a disposizione delle suore.

Trascorsero circa trent’anni dall’emanazione delle leggi Siccardi ed anche per San Pietro venne il momento della chiusura. Il Consiglio Comunale si adoperò subito per chiedere la cessione del Monastero. Nel 1915, quando fu necessario reperire nuovi locali per ospitare la Pretura, il Consiglio Comunale deliberava la permuta dell’ex Monastero di San Pietro con l’Istituto San Rocco, nato dalla fusione con l’altro orfanotrofio femminile San Carlo.  La Congregazione di Carità proprietaria del San Rocco trasferiva l’Istituto in San Pietro dove continuò ad esercitare attività didattiche e formative alle giovani.

Negli anni ’60 il Monastero di San Pietro fu ceduto al Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, fondato dallo scienziato Antonino Zichichi.

 


 

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