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Di anna burdua

Il passato storico della Città di Erice è ancora vivo nel ricco patrimonio archeologico ed architettonico. Dal tempo più antico furono vitali le sue Mura, garanzia della sicurezza cittadina da attacchi esterni.  La cinta muraria si snoda per circa 700 metri da Porta Spada a Porta Trapani fiancheggiata originariamente da venticinque torri poi sedici. Di enorme dimensione sono i massi di base, di epoca elima (VIII sec. a.C.), ad opus incertum, sui quali poggiano filari costituiti da conci calcarei ad opus rectum di epoca punica (VI sec. a.C.). Durante una delle sue solite passeggiate per le vie della Città, assieme all’archeologo Salinas ed al professor Lagumina, il conte Agostino  Pepoli notò delle lettere dell’alfabeto fenicio (ain, beth e phe) incise sui massi.  Ancora oggi si sconosce il significato di quelle lettere: se siano segni dello scalpellino che eseguì i lavori, la verifica dell’Autorità Pubblica o l’attribuzione dei pezzi alle varie torri.  Secondo un’ interpretazione simbolica ain significa occhi, phe significa bocca, e beth significa casa quindi occhi per vedere il nemico, bocca per mangiare e casa luogo sicuro per gli abitanti.

Nelle mura si aprivano cinque porte e diverse postierle, uscita sicura in caso di pericolo. Le Porte di notte venivano chiuse con travi e toppe con chiavi. Oggi delle cinque Porte ne esistono solo tre: Porta Spada, Porta Carmine e Porta Trapani. Sono scomparse Porta Castellammare così detta perché situata all’inizio della via che guardava verso Castellammare e Porta dei Cappuccini nella via che portava al Convento dei Cappuccini che fu demolita nel 1811 durante i lavori di costruzione della strada rotabile per Trapani.

Porta Trapani e Porta Carmine del tardo Medioevo sono di scarso valore artistico.

Porta Spada deriva il suo nome da patula (spada) dove la tradizione popolare ricorda sia accaduto, nel 1282, l’eccidio dei Francesi durante la guerra del Vespro Siciliano. Questa ipotesi non è comprovata da nessun documento. È più in basso rispetto alle altre due e le cortine murarie, almeno all’esterno, conservano ancora il loro aspetto originario costituito da enormi macigni, da qui il nome ciclopiche.

Porta Trapani è chiamata così perché dirimpetto alla città di Trapani. Si presume sia di epoca medievale dallo schema a tenaglia sulla quale si apre, tipica caratteristica delle fortificazioni del tempo.

Ricavata nella colonna sinistra all’interno della Porta una cappelletta su lastra in pietra contenente una statua in legno di San Cristoforo con Bambino Gesù. Sulla destra dell’edicola, in basso, si può osservare una incisione su marmo con le seguenti parole:

“ INDULGENZA DI GIORNI 40 A CHI RECITA

UN PATER A SAN CRISTOFORO CONCESSA

DA M. CUSTO V. DI MAZ. LI 20 AG. “

Porta della Nunziata o del Carmine è detta così perché di fronte  alla Chiesa omonima. Sulla torre a sinistra una lapide, murata nella ricorrenza del bimillenario del Poeta Virgilio. Ricorda l’incontro fra Enea ed Aceste, re di Erice, e i ludi in memoria di Anchise narrati nel mitico sfondo di questo Monte nel III e V libro dell’Eneide. “Faro di salvezza e di gioia splendeva questo sacro Monte e poi che da queste mura, vinta Cartagine alle Egadi usciva patteggiato il punico Amilcare, la ridente Venere Ericina adoravano i Quiriti, progenitrice dell’alta Roma, quando qui venne Virgilio, gloria del passato, religione e bellezza di natura ispirandolo egli, congiunti presso il sepolcro di Anchise in fraternità di sangue e di valore gli Ericini e gli avi Troiani, consacrò questi luoghi limite d’Italia e li recinse della Luce immortale della divina poesia”. Questo testo fu scritto, nel 1930, dall’insigne storico ericino Giuseppe Pagoto.

All’interno del muro che sorregge la Porta, una cappelletta dove è posta una statua acefala in calcare tufaceo poggiata su un piccolo piedistallo attribuita a Sant’Alberto. E’ in avanzato stato di deterioramento.

 

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