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Le origini del Castello di Terra, come è noto, sono assai remote. Molto significativo e forte è il legame “ab antiquo” ed affettivo con la nostra città; una delle cinque torri dello stemma di Trapani è quella del Castello di Terra.

È comunque certo che tale fortilizio ha subito nel corso dei secoli notevoli rimaneggiamenti fino a residuarsi in quello che oggi si può ammirare. Al riguardo, chi scrive, negli anni ’70 si è fatto promotore di una petizione, sottoscritta anche dal compianto Prof. Vincenzo Adragna da Erice e da altri, affinché non venisse abbattuta la caserma borbonica con cui il Castello era diventato un unico complesso. Pare che, a seguito dell’abbattimento, il Castello abbia subito qualche mutilazione per creare più spazio alla nuova Questura. Scopo della richiesta era naturalmente quello di conservare il sito archeologico più completo possibile, unitamente alla Caserma.

Il nuovo edificio della Questura si sarebbe potuto edificare in altro terreno che rispondesse ancora meglio alle necessità della Polizia di Stato. Non fummo ascoltati.

In quel periodo faceva bella mostra di sé, in una stanza della vecchia Questura, un’anfora, saldamente assicurata con una catena ad una parete, che risultava essere stata rinvenuta nel cortile dell’edificio a seguito di uno scavo per lavori di manutenzione dello stesso.

Tuttavia quel che rimane oggi (non visitabile) rappresenta ancora una testimonianza del grande  valore archeologico e storico di interesse culturale e turistico.

Diversi storici, si sono interessati dell’edificio, tra questi, Diodoro Siculo attribuiva al cartaginese Amilcare non solo un complessivo rafforzamento delle difese di Trapani ma anche il primo insediamento strutturale del Castello di Terra, che risulterebbe essere pertanto di origine punica. Pare che in un recente passato (1992 e 1994) siano stati eseguiti dei lavori: uno scavo archeologico ed un intervento di restauro parziale, sicuramente ciò è avvenuto in considerazione dell’importanza archeologica del fortilizio, del suo stato di degrado e della prevalente esposizione a nord che lo assoggetta alla più frequente e dannosa azione erosiva del vento.

Alla luce di quanto precede è da ritenere che sia urgente ed improcrastinabile l’avvio di un ulteriore messa in sicurezza e di un progetto di restauro del bene, onde evitare eventuali possibili danni in futuro.

A nessuno sfugge che la città di Trapani e la sua provincia si siano posizionate al primo posto in Sicilia in ordine ai flussi turistici, tuttora esponenziali, che si sono riversati nel nostro territorio sia per effetto dell’aumento dei collegamenti aerei che per quello delle grandi navi da crociera che fanno scalo nel porto trapanese. E allora perché non offrire ai turisti, sempre alla ricerca di nuovi ed interessanti siti da scoprire, anche il Castello di Terra, posto al centro storico di Trapani, consentendone la visita, una volta ristrutturato? Di ciò possono trarre giovamento anche gli studenti, gli studiosi e quanti hanno interesse a conoscerlo per motivi di studio e di ricerca.

La sistemazione generale di esso costituirebbe pertanto un investimento in un settore, quello dell’archeologia, in cui la nostra provincia è competitiva e nel contempo contribuirebbe ad una ulteriore crescita culturale della Città.

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