Archivi
Categorie

DI MICHELE RALLO

Il conformismo del “politicamente corretto” non ha limiti. E altrettanto dicasi per l’ipocrisia di regime. Prendete il sito ufficiale della Presidenza della Repubblica, per esempio, e andate a cercare la biografia del Presidente in carica: «È nato a Napoli il 29 giugno 1925 … – vi leggiamo – Fin dal 1942, a Napoli, iscrittosi all’Università, ha fatto parte di un gruppo di giovani antifascisti …»[1] Ora, si da il caso che il gruppo antifascista cui si riferisce il sito quirinalizio fosse il GUF, ovvero la sezione partenopea dei Gruppi Universitari Fascisti. Lo stesso Napolitano, d’altro canto, lo aveva onestamente ammesso nel libro “Dal PCI al socialismo europeo”, sua personale autobiografia politica: «La Resistenza è stata bellissima. Anche se io non l´ho fatta, perché all´epoca [cioè anche dopo il 1942 - n.d.r.] militavo nei Gruppi Universitari Fascisti.»[2] Più tardi, proverà a chiosare: «Il GUF era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato.»[3]

Tesi in verità un po’ ardita, ancorché comune a tanti “ex”, che nel dopoguerra giustificheranno i loro trascorsi fascisti asserendo che i GUF fossero stati una sorta di pensatoio ove si riunivano gli eretici che vagheggiavano un rinnovamento radicale. Dimenticavano gli “ex”, però, che il rinnovamento auspicato dai “gufini” (e soprattutto dai più eretici fra loro) era un rinnovamento fascista, spesso addirittura fascistissimo. Si veda – al riguardo – un classico della letteratura politica italiana: “Il Voltagabbana” dell’ex fascista e poi deputato comunista Davide Lajolo.[4]

In ogni caso, ai GUF ed alle loro più illustri proiezioni intellettuali (la Scuola di Mistica Fascista e soprattutto i Littoriali della Cultura e dell’Arte che si tennero dal 1934 al 1940) si guardava come ad un vero e proprio incubatoio delle giovani promesse del regime, quelle che lo stesso Mussolini indicava come «la futura classe dirigente» del fascismo.

Era perciò naturale che i giovani più brillanti e capaci dell’Italia di allora, quelli che aspiravano a diventare classe dirigente, aderissero ai GUF. E si trattava di adesioni «su base esclusivamente volontaria».[5] Nulla a che vedere – per intenderci – con l’iscrizione obbligatoria al PNF richiesta per gli impiegati pubblici. Ai GUF si iscriveva solo chi lo voleva. Per andare ai Littoriali, poi, si doveva sudare parecchio, essere bravi e battere la concorrenza accanita di tanti zelanti camerati.

Una volta terminata l’epoca del fascismo – perché di un’epoca vera e propria s’era trattato – i giovani che aspiravano a diventare classe dirigente fecero nuove scelte; scelte, naturalmente, compatibili con la nuova realtà post-fascista. La cosa non era certamente scandalizzante. E non era nemmeno un “voltar gabbana”. Era semplicemente un prendere atto che era finita un’epoca e ne era iniziata un’altra.

Molti fecero questa scelta dopo la conclusione del conflitto; taluni anche prima, durante gli ultimi anni del regime o nei giorni della guerra civile al nord. Alcuni lo fecero con stile, senza sputare nel piatto ove s’era mangiato; altri in modo meno signorile. Alcuni voltarono semplicemente pagina, senza troppi problemi; altri vissero la transizione con tormento interiore; altri, ancòra, sostennero di essere stati sempre antifascisti, anche in orbace e camicia nera.

Fatto sta che Mussolini aveva certamente visto giusto quando aveva indicato nei GUF la palestra della futura classe dirigente italiana. Molti dirigenti dei partiti postbellici, infatti, avevano fatto la gavetta proprio nei GUF e nei Littoriali. Fra costoro, i futuri “missini” erano soltanto una minima parte: i più noti erano Giorgio Almirante, Ernesto De Marzio, Gianni Roberti, Nino Tripodi; quest’ultimo pubblicherà poi un documentatissimo libro sui Littoriali: “Italia Fascista, in piedi!”[6]

Certamente di più erano coloro che nel dopoguerra scelsero come approdo la Democrazia Cristiana. Puntualmente, Nino Tripodi[7] sottolineava come i tre più significativi segretari della Democrazia Cristiana fossero cresciuti alla grande scuola dei GUF e dei Littoriali: si trattava di Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani ed Amintore Fanfani. I primi due si erano segnalati per la passione e la solerzia con cui avevano perseguito le rispettive brillanti scalate ai vertici dell’impegno culturale fascista, concorrendo per le sezioni più significative dei Littoriali. Aldo Moro (GUF di Bari) aveva fatto una prima apparizione ai Littoriali di Roma (1935), non ce l’aveva fatta a partecipare a quelli di Firenze (1936), ma si era poi rifatto risultando 7° nella sezione Dottrina del Fascismo ai Littoriali di Napoli (1937) e 5° nella medesima sezione ai Littoriali di Palermo (1938); dopo di che aveva intrapreso la carriera universitaria, ottenendo poi la cattedra di Filosofia del Diritto e di Politica Coloniale.[8] Paolo Emilio Taviani (GUF di Genova, poi di Pisa, più tardi comandante partigiano) aveva invece partecipato a tutti i Littoriali dal 1934 al 1940, concorrendo per la sezione Dottrina del Fascismo e/o per quella di Studi Corporativi; per conseguire una libera docenza dovrà attendere fino al 1943, ma nel frattempo otteneva una specializzazione in Scienze Corporative presso la Normale di Pisa.[9]

Certamente più autorevole era stata la carriera dell’altro futuro Segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Amintore Fanfani. Laureato già dal 1930 e docente universitario dal 1932, alla stagione dei Littoriali il Fanfani aveva partecipato non da discente ma da docente. La sua prima presenza come “commissario” – su designazione del Segretario nazionale del PNF Starace – era stata quella del 1935, ai Littoriali di Roma. Da allora era stato tutto un crescendo di riconoscimenti accademici e politici: partito da una semplice cattedra di Storia delle Dottrine Economiche all’Università del Sacro Cuore, Amintore Fanfani si era affermato ben presto come uno dei più gagliardi esperti di dottrina corporativa fascista, primeggiando fra i docenti dei Littoriali e financo fra quelli dell’esclusiva Scuola di Mistica Fascista.[10] Naturalmente, i GUF allevarono una nutrita nidiata di futuri democristiani meno illustri: fra di essi, i ministri Carlo Donat-Cattin (GUF di Torino), Luigi Gui (GUF di Padova), Giuseppe Codacci Pisanelli (GUF di Roma), Mario Ferrari Aggradi (GUF di Pisa, vincitore dei Littoriali del 1937 per gli studi militari), Dino Del Bo (GUF di Milano, vincitore dei Littoriali del 1938 per la composizione narrativa).

Numerosa anche la componente che poi sceglierà i partiti laici minori. Cito cinque esponenti che in futuro svolgeranno incarichi ministeriali: il liberale Vittorio Zincone (GUF di Roma, vincitore dei Littoriali del 1935 per gli studi corporativi), il socialdemocratico Luigi Preti (GUF di Ferrara), i socialisti Achille Corona (GUF di Napoli), Giuliano Vassalli (GUF di Roma) e Mario Zagari (GUF di Milano, poi dirigente della Scuola di Mistica Fascista).

Quanto al Partito Comunista, numerosi furono i suoi esponenti di primo piano che avevano mosso i primi passi della politica nei Gruppi Universitari Fascisti. Voglio ricordare innanzitutto Pietro Ingrao (GUF di Littoria, oggi Latina), certamente il più significativo e carismatico fra i comunisti ex “gufini”, nonché uno dei primi a rompere col fascismo e ad aderire – nel 1940 – al PCI clandestino. Ingrao – già vincitore del premio nazionale “Poeti del tempo di Mussolini” – aveva partecipato ai Littoriali di Firenze del 1934, giungendo secondo nella sezione di composizione poetica (dopo il poeta della “generazione inquieta” Leonardo Sinisgalli). Egualmente secondo in composizione poetica giungeva ai Littoriali di Roma dell’anno seguente e, contemporaneamente, decimo in organizzazione politica.

Ingrao a parte, l’elenco dei futuri esponenti comunisti era piuttosto nutrito: Mario Alicata (GUF di Roma), Antonio Amendola (GUF di Roma, vincitore dei Littoriali del 1935 per la critica letteraria), Felice Chilanti (GUF di Roma, nel 1942 coinvolto in un complotto “superfascista” per uccidere esponenti fascisti moderati), Davide Lajolo (GUF di Milano), Alessandro Natta (GUF di Pisa), Antonello Trombadori (GUF di Roma) e numerosi altri. Tra gli ultimi, nel 1942, giungeva Giorgio Napolitano (GUF di Napoli), in atto Presidente della Repubblica Italiana.

A parte i futuri esponenti politici, i GUF annoverarono altri nomi che, nel dopoguerra, ritroveremo nel gotha della cultura, del cinema, del giornalismo. Cito i più noti, tutti rigorosamente desunti da due diverse elencazioni di Wikipedia: gli economisti Franco Modigliani e Paolo Sylos Labini; il pittore Renato Guttuso; il regista teatrale Giorgio Strehler; i registi cinematografici Michelangelo Antonioni, Luigi Comencini, Alberto Lattuada, Carlo Lizzani, Giuseppe Patroni Griffi; gli sceneggiatori Federico Zardi e Cesare Zavattini; gli editori Alberto Mondadori, Ugo Mursia, Edilio Rusconi; il poeta Leonardo Sinisgalli; il critico letterario Gian Carlo Vigorelli; gli scrittori Giorgio Bassani, Carlo Bo, Italo Calvino, Alfonso Gatto, Pier Paolo Pasolini, Vasco Pratolini; i giornalisti Gaetano Baldacci, Maurizio Barendson, Silvio Bertoldi, Giorgio Bocca, Alberto Giovannini, Gianni Granzotto, Jader Jacobelli, Sandro Paternostro, Eugenio Scalfari.[11] E si potrebbe continuare a lungo.

 

I Commenti sono chiusi

Cerca
bed and breakfast RUA NUOVA

Clicca sull'Immagine x Ingrandire la locandina
Bed And Breakfast
RUA NUOVA

Calendario
settembre: 2019
L M M G V S D
« lug    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30  
Visite