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Archive del 16 dicembre 2017

L’OPERA DEI PUPI A TRAPANI

di Elio D’Amico

Il primo approccio della sicilianità nei confronti dei Paladini di Francia avviene nel XIV secolo quando i cantastorie nelle piazze di Palermo sostituiscono le storie basate sui miti greci e troiani con i fatti narrati dalla Chanson de geste, per altro già molto popolare in Sicilia.

Infatti, questi Cavalieri, che all’inizio del IX secolo si oppongono all’avanzata dei Mori in Europa, rappresentano un baluardo dei valori cristiani ed, essendo Cavalieri del cristianissimo Re Carlo Magno, incarnano anche i valori cavallereschi, quali la difesa dell’onore, l’amore inteso come elevazione dello spirito; tutti sentimenti ampiamente diffusi nella Sicilia del XIV secolo, e lo dimostra la cittadina di Capo d’Orlando che, secondo la leggenda, prende il nome dal mitico paladino che in quella costa sostò di passaggio per la Terra santa.

Dal cuntu della tradizione orale alla teatralizzazione il passo è breve, ma impiega quasi cinque secoli a realizzarsi: risalgono, infatti, all’inizio del XIX secolo le prime notizie di qualche teatrino, a Palermo, in cui, attraverso l’uso di speciali burattini, venivano raccontate le imprese dei Cavalieri di Carlo Magno.

Nasce così l’opira dei pupi.

Da Palermo, l’opira dei pupi si diffonde presto in tutta la Sicilia; ma Catania, che ha sempre voluto dimostrare di non dipendere mai da Palermo, ha inventato un pupo diverso da quello palermitano.

Quello della capitale era alto 80 cm. ed aveva le ginocchia pieghevoli, cosi da dare al pupo una certa dinamicità; il pupo catanese era alto invece 120 cm., aveva sempre la spada sguainata in mano e le ginocchia rigide, il che faceva perdere in dinamicità, ma faceva acquistare al pupo una certa imponenza.

Trapani, come tutti i centri della Sicilia – grandi o piccoli – ha ben presto anche lei il suo teatrino dei pupi, legandosi alla tradizione del pupo palermitano, ma le prime notizie certe risalgono ai primi del ‘900, con il Teatro di don Filiricu, che era posto nella via Balì Cavarretta, una stradina che ancora unisce Piazza Notai a Largo Franchì: una strada che sarebbe rimasta anonima se non avesse ospitato l’opira dei pupi, tanto che fino a qualche decennio fa non era conosciuta dai trapanesi DOC con il suo vero nome, ma semplicemente come… la strada di don Filiricu.

Il teatro era costituito da una semplice stanza di pochi metri quadrati, con il palcoscenico posto di fronte all’ingresso; il pubblico si sistemava in platea su delle panche di legno o poteva accedere, mediante un piccolo supplemento di prezzo, ad una zona soprelevata, con altrettanto scomode sedie di legno.

Lo spettacolo aveva inizio intorno alle 19, durava circa un’ora e mezza e comprendeva una storia in tre atti più la comica finale, con compare Nofrio, compare Virticchio, Colombina e Don Tartaglia; il prezzo per la platea era di 6 soldi, ma pagandone solo 4 si poteva entrare all’inizio del secondo atto, e pagando solo 2 soldi si entrava all’inizio del terzo; ma tutti avevano diritto alla comica finale!

Sotto il palco, separato dal pubblico da una sottile transenna, un uomo al piano – spesso non molto accordato – sottolineava con la musica le parti salienti dell’azione; ma essendo il pubblico molto caloroso e partecipativo delle vicende narrate, – non erano infrequenti i colpi di rivoltella verso il traditore Gano di Maganza – spesso sfogava sul povero pianista le sue antipatie, così che ad un certo punto il pianista venne sostituito da un più anonimo pianino con schede di cartone.

Il pubblico non sgranocchiava pop corn, ma la più paesana calia – caccavetta, simenza, ciciri e fave caliate – così che, a fine del primo atto, il pavimento era già completamente coperto da un tappeto di bucce scricchiolanti.

Sulla scena le storie dei Paladini di Francia erano raccontate a cicli, come le moderne telenovele; “La morte di Orlando”; “Orlando innamorato”, “Fioravanti e Rizieri” potevano durare anche 30 o 40 puntate, e per questo i personaggi avevano delle caratteristiche che dovevano essere sempre rispettate: Orlando aveva la croce incisa sullo scudo, la corazza e i gambali, mentre Rinaldo aveva un leone sull’elmo e sullo scudo; Gano di Maganza – il traditore – invece andava sempre vestito di nero; le scene erano semplicemente tele dipinte.

Il grande successo di Don Filiricu porta ad aprire un altro teatrino a Borgo Madonna, ma il successo non è lo stesso; intanto don Filiricu emigra, e si sposta nella vicina via della Luce; ma la vecchia sede di via Balì Cavarretta non chiude, in quanto il teatrino originario viene rilevato da un certo Lamia, che si dimostra non essere inferiore al più celebre Maestro, tanto che gli appassionati si dividono in due schiere contrapposte, tra chi preferisce il primo e chi il secondo.

Ma intanto il cinema inizia a parlare, ed i giovani cominciano a preferire Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson a Orlando e Angelica: è la fine dell’opira dei pupi, un lento declino che porterà quest’arte, tanto amata dai Trapanesi, a scomparire.

Entrambi i teatrini cominciano a perdere velocemente gli spettatori, fino a chiudere, prima ancora che cominciasse la Seconda Guerra Mondiale.

Nell’immediato dopoguerra qualcuno vuole provare a fare rivivere le imprese di Orlando e Rinaldo: è “u Runcu”, un personaggio molto noto nel centro storico trapanese, che girava per le strade con due pappagallini che, da una serie di bigliettini colorati, a richiesta, ne tiravano fuori uno per predire la sorte a qualche ingenuo cliente; lui e suo fratello rilevano pupi e teatrini sia di Lamia che di don Filiricu, e provano a metterne su uno in fondo a via Nunzio Nasi.

Ma un po’ l’inesperienza dei due improvvisati pupari, un po’ perché alla concorrenza del cinema si era aggiunta quella della televisione, l’iniziativa non è mai decollata.

La gente ormai ha lo spettacolo dentro casa, stando comodamente seduta in poltrona, non può certamente rimpiangere le scomode panche di legno di don Filiricu; un incendio che distrugge totalmente attrezzature e pupi da il colpo di grazia all’opira dei pupi a Trapani, e convince il Runcu a tornare definitivamente ai suoi più produttivi pappagallini. Leggi il resto di questo articolo »

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